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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 6 ottobre 1968

 

Avrete avvertito questa mattina un suono particolare e festoso delle campane della Basilica di S. Pietro? Esso voleva annunciare all’Urbe e all’orbe un avvenimento felice. Questa mattina è stato letto, appunto in San Pietro, il Nostro Decreto di Beatificazione di 24 martiri, che un secolo fa, per l’unica accusa di essere cristiani e cattolici, dopo atroci torture, sono stati uccisi, in Corea, chiusa allora alla penetrazione missionaria, aperta ora - la Corea del Sud - alla libertà religiosa ed ai rapporti moderni della vita internazionale. Si tratta d’un Vescovo missionario, d’origine francese, Simeone Berneux, di tre altri sacerdoti, pure francesi; e poi di venti Coreani iniziati quasi clandestinamente alla fede cattolica, e mirabilmente perseveranti e coraggiosi, coscienti e innocenti testimoni della loro professione cristiana, fino alla morte precoce e cruenta.

La Chiesa ha scritto col sangue una nuova pagina della sua storia, sempre avversata per il nome di Cristo, e sempre vittoriosa per il mistero di verità e di vita, ch’essa porta con sé.

Ci obbligano a pensare questi eroi, lontani nello spazio, ma tanto prossimi al vero Capo della Chiesa, che è Cristo, il quale qui, sopra la tomba del suo Apostolo, ha posto il fondamento visibile ed il cuore pulsante nella storia della sua medesima Chiesa.

Vien fatto di domandarci se noi, figli del regno (Matth. 8, 11), come Gesù definisce quelli che gli sono tradizionalmente vicini, abbiamo coscienza della nostra gratuita fortuna; se siamo convinti che per essere veramente fedeli dobbiamo anche noi sopportare di essere talora avversati, per il dramma del Vangelo nel mondo, «a causa del suo nome» (cfr. Matth. 10, 22); e se finalmente, posti davanti al dilemma della scelta decisiva, saremmo disposti a preferire la fede, questo sommo valore, ad ogni altro valore terreno e temporale, alla nostra stessa effimera vita presente, preludio di quella immortale ed eterna.

L’esempio dei Martiri, umili e grandi, ci confonde e ci scuote. Oggi si cerca di rendere facile il cristianesimo, senza rischio, senza sacrificio, senza croce, fatto su misura delle nostre comodità e delle nostre debolezze, di pensiero e di costume. Mentre invece il cristianesimo è fatto per gli uomini forti, per gli uomini che nella fede cercano e trovano la loro luce e la loro energia.

L’esempio dei Martiri non solo di ieri, ma anche di oggi (e quanti proprio in questi anni hanno duramente sofferto per la loro fedeltà alla Chiesa!), ci conforta e ci guida alla segreta sorgente della loro inesplicabile fortezza, ch’è l’amore, l’amore vivo e personale, per Cristo. Così essi ci aiutino ad essere degni di onorare ed imitare i loro magnifici esempi.

                                             

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