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PAOLO VI

REGINA COELI

Solennità dell'Ascensione
Giovedì, 23 giugno 1968

 

Pensiamo, figli carissimi, all’insegnamento spirituale, che la festa odierna dell’Ascensione di Nostro Signore ci dà. È un duplice insegnamento, che riguarda la filosofia della vita, o, per meglio dire, la concezione della vita cristiana.

Dobbiamo, innanzi tutto, guardare in alto, cioè pensare alla realtà dell’esistenza futura, la quale costituisce il nostro vero destino, un destino di cui solo intuiamo la pienezza del nostro essere, la felicità del superamento di tutte le deficienze e le sofferenze della vita presente, la ricomposizione della nostra unità vitale, del nostro corpo mortale con la nostra anima immortale, e ciò per virtù e nella comunione gaudiosa di Cristo, nostro vero Salvatore e primizia gloriosa di quella misteriosa promessa esistenza. Guardare in alto: è ciò che dimentichiamo di fare, quando manchiamo di fede, e quando mettiamo ogni nostra speranza nelle seducenti, ma effimere realtà del tempo. È la nube che oscura l’orizzonte del mondo presente.

E poi, secondo insegnamento, guardare in basso, cioè riguardare di nuovo alla terra e al tempo in cui ora si svolge la nostra umana esperienza; di nuovo guardare, ma guidati dalla visione, che dicevamo, del Cielo, per dare alle cose della terra il loro giusto valore e per fare del nostro passaggio nel tempo un cammino, un pellegrinaggio, cosciente delle sue responsabilità e della sua meta; e questo nuovo sguardo deve imprimere al nostro operare un senso superiore, un ottimismo sicuro, un proposito di azione intensa, saggia, benefica, quale appunto Cristo c’insegnò.

Ancora una volta la lezione religiosa ci sprona ad un coraggio magnifico nel bene da compiere, e alla speranza invincibile dell’eterno incontro con Cristo e con tutti i nostri morti redivivi nella sua pace e nella sua felicità.

                                      

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