Domenica, 20 luglio 1969
Saluto a voi, e anche a quelli che, mediante il collegamento, Ci
ascoltano in piazza San Pietro a Roma. E a tutti auguriamo buona festa.
Oggi è un giorno grande, un giorno storico per l’umanità, se
davvero questa sera due uomini metteranno piede sulla Luna, come Noi con tutto
il mondo trepidante, esultante e orante auguriamo possa felicemente avvenire.
Faremo bene a meditare sopra questo straordinario e strabiliante avvenimento; a
meditare sul cosmo, che ci apre davanti il suo volto muto, misterioso, nello
sconfinato quadro dei secoli innumerevoli e degli spazi smisurati. Che cos’è
l’universo, donde, come, perché? Faremo bene a meditare sull’uomo, sul suo
ingegno prodigioso, sul suo coraggio temerario, sul suo progresso fantastico.
Dominato dal cosmo come un punto impercettibile, l’uomo col pensiero lo domina.
E chi è l’uomo? Chi siamo noi, capaci di tanto? Faremo bene a meditare sul
progresso. Oggi, lo sviluppo scientifico ed operativo dell’umanità arriva ad un
traguardo che sembrava irraggiungibile: il pensiero e la azione dell’uomo dove
potranno ancora arrivare? L’ammirazione, l’entusiasmo, la passione per gli
strumenti, per i prodotti dell’ingegno e della mano dell’uomo ci affascinano,
forse fino alla follia. E qui è il pericolo: da questa possibile idolatria dello
strumento noi dovremo guardarci. È vero che lo strumento moltiplica oltre ogni
limite l’efficienza dell’uomo; ma questa efficienza è sempre a suo vantaggio? Lo
fa più buono? più uomo? O non potrebbe lo strumento imprigionare l’uomo che lo
produce e renderlo servo del sistema di vita che lo strumento nella sua
produzione e nel suo uso impone al proprio padrone? Tutto ancora dipende dal
cuore dell’uomo. Bisogna assolutamente che il cuore dell’uomo diventi tanto più
libero, tanto più buono, tanto più religioso, quanto maggiore e pericolosa è la
potenza delle macchine, delle armi, degli strumenti che l’uomo mette a propria
disposizione.
Nell’ebbrezza di questo giorno fatidico, vero trionfo dei mezzi
prodotti dall’uomo, per il dominio del cosmo, noi dobbiamo non dimenticare il
bisogno e il dovere che l’uomo ha di dominare se stesso. Ancora vi sono, lo
sappiamo, tre guerre in atto sulla faccia della terra: il Vietnam, l’Africa, il
Medio Oriente. Una quarta si è aggiunta già con migliaia di vittime tra il
Salvador e l’Honduras. Proprio in questi giorni! E poi la fame affligge ancora
intere popolazioni. Dov’è l’umanità vera? Dov’è la fratellanza, la pace? Quale
sarebbe il vero progresso dell’uomo se queste sciagure perdurassero e si
aggravassero? Possa invece il progresso, di cui oggi festeggiamo una sublime
vittoria, rivolgersi al vero bene, temporale e morale dell’umanità. E perciò
preghiamo.