Oggi, prima domenica di quaresima, ci interessano sopra tutto i problemi dello
spirito, e fra questi quello della nostra dirittura, del nostro orientamento,
sia nel pensiero che nell’azione; quello cioè del timone della nostra vita
spirituale. Tutti possiamo avvertire quanto sia importante dirigere con
chiarezza e con fermezza questo timone, perché niente più ci può degradare
che l’indifferenza morale, questa falsa libertà.
Ma questo governo di noi stessi costa fatica; oggi più che mai. Dentro
e fuori di noi stessi, ad ogni momento, incontriamo difficoltà.
E spesso le difficoltà hanno un aspetto ambiguo; sono attraenti, sono
tentatrici. Non per nulla il Signore inserì nella sovrana preghiera del «
Padre nostro » l’umile implorazione: « non ci indurre in tentazione », cioè
non permettere che siamo interiormente ingannati dalle apparenze di qualche bene
(decipimur specie recti), o che siamo esteriormente sopraffatti da
ostacoli alla vera libertà della retta coscienza, ovvero incantati da lusinghe
all’acquiescenza e all’esperienza del male.
Abbiamo bisogno di affrancarci dalle tentazioni, rendendoci conto che oggi esse
non sono singolari e occasionali, ma collettive e permanenti, sono organizzate e
aggressive, sono rivestite di forme seducenti, sono spesso promosse da
scandalosi interessi economici, e coonestate da curiosità e da pseudo-cultura,
come legittime e come significativi fenomeni del nostro tempo. Giudicate certa
pubblicità, certa stampa, certi spettacoli, certi clandestini e velenosi
commerci.
Dobbiamo immunizzarci non con l’assuefazione, ma con la dignità
dell’astensione e con il coraggio della deplorazione.
Siamo uomini forti, siamo cristiani veri!
E ci aiuti la Madonna, la «
Virgo potens ».