PAOLO VI
ANGELUS
DOMINI
Domenica 7 giugno
1970
Giungono anche a Noi notizie sempre più gravi circa le vittime e le rovine
provocate dal terremoto, che ha devastato alcune regioni del Perù. Migliaia e
migliaia di morti, di feriti, di senza tetto, di famiglie sconvolte, di
derelitti; distruzioni e danni incalcolabili, devastazioni indescrivibili, zone
povere ridotte ad estrema miseria; e dolori e dolori di popolazioni umili e
laboriose; una grave sciagura nazionale.
Le informazioni sono note a tutti; e certamente tutti ne provano pena. Ma si
pensa che il Perù è così lontano che non vi sia altro da fare, oltre la
commiserazione per tanta sventura e oltre l’ammirazione per la pazienza
coraggiosa e quasi silenziosa con cui la sopporta e l’affronta.
Ma oggi praticamente non esistono più distanze: da ogni parte del mondo possono
giungere soccorsi a quella estrema e nobile terra dell’America Latina, tanto
legata alla storia europea ed anche al nome italiano.
E giungono infatti, mirabile testimonianza di moderna solidarietà.
Va data lode a quanti per essa stanno prodigando cure premurose e mezzi
cospicui. Anche la Nostra « Caritas Internationalis » e i « Catholic Relief
Services » stanno prodigando generosi aiuti; Noi stessi non abbiamo voluto
esservi estranei. Ma tutto è sempre poco. Chi può, e come vuole, apra il cuore
per accrescere quest’opera di soccorso materiale e morale.
Noi dobbiamo far sentire la Nostra cristiana affezione a quel Popolo oggi così
gravemente ferito. Pregheremo per lui. E a lui manderemo il Nostro benedicente
saluto.
Il Papa, proseguendo in lingua spagnola, conclude:
Sì, un fraterno e confortante saluto a tutto il Popolo Peruviano, glorioso per
la sua antichissima cultura, e più glorioso per la sua fede cattolica, che gli
ha infuso profonde, popolari, inesauribili energie religiose, culturali e
sociali, associandolo alla civiltà universale e moderna; un saluto di
amicizia a tutta la Nazione Peruviana, che prima nel continente americano seppe
esprimere in Rosa da Lima, in Martino de Porres, in Alfonso Toribio de Mogrcvejo
i fiori della santità; un saluto di speranza per il suo sempre migliore
avvenire, che l’odierna sventura non deve mortificare, ma aprire piuttosto a più ampie e serene fortune.
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