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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 8 novembre 1970

 

Vi invitiamo oggi ad uscire con la nostra memoria dal mondo dei vivi ed a fare, com’è costume in questo mese, una visita al mondo dei morti, ai nostri cari Defunti, a quelli che durante quest’anno sono deceduti, a tutta l’umanità trapassata dalla scena del tempo a quella dell’esistenza fuori del tempo.
La visita ai cimiteri? sì, se possibile, o dovunque sono le tombe o le memorie dei morti. Questo ricordo è triste e grave, ma sempre istruttivo: ci fa riflettere alla inesorabile caducità della vita presente; ed è questa una formidabile lezione, anche se l’effetto pratico può essere ambiguo, stimolando nei ciechi sulla vita futura un’ansia maggiore di godere di quella presente, crescendo nei credenti in un destino immortale la sapienza per il buon uso di ogni valore, del tempo specialmente, durante la nostra effimera, attuale giornata terrena. È una scuola di alta filosofia questa sosta sui sepolcri umani.
Anche per due altre valide ragioni: per compiere un dovere di memoria e di riconoscenza verso chi ci ha lasciato ogni eredità, quella della vita specialmente, e poi tante altre, dell’amicizia, ad esempio, dell’esperienza, della cultura, del sacrificio forse. Dimenticare non è umano, non è saggio.
E l’altra ragione: perché la memoria dei morti non è soltanto una rimembranza, è una celebrazione della loro sopravvivenza, della immortalità della loro anima, anche se tanto velata di mistero; è un contatto con una comunione viva e commovente, con coloro i quali, come dice la liturgia della Chiesa, « ci hanno preceduti col segno della fede e dormono nel sonno della pace ». In Cristo li possiamo in qualche modo raggiungere i nostri Morti, che in Lui sono vivi. In Cristo continua la circolazione dell’amore. La nostra vita, «ecco, io vi dico un mistero» (1 Cor. 15, 15), riprenderà; ora si trova in una fase di dissociazione, che disintegra il corpo, e lascia superstite l’anima, ma priva dello strumento naturale per le sue facoltà spirituali normali. Un giorno, se qui siamo inseriti in Cristo, il nostro essere risorgerà, ricomposto, perfetto e felice.
Non è vano pensare così: è vero, è pio, è consolante. Lo sguardo dal passato si volge al futuro, verso l’aurora del ritorno di Cristo. Riflettiamo e preghiamo per i morti e per noi vivi.

                            

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