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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 10 gennaio 1971
Ancora noi Vi invitiamo a meditare su l’ideale della pace, prima che si spenga
il richiamo che se ne è fatto celebrando il primo gennaio la Giornata della
pace.
Non è un’idea ossessiva la Nostra affermazione circa la necessità di fare della
pace il cardine per la vita delle coscienze, delle classi sociali, delle
Nazioni; non è una propaganda verbale, né tanto meno un’infatuazione d’una
utopia ingenua e infeconda, ovvero una preferenza alla passività comoda e alla
inerzia morale. Noi ancora ripetiamo che la ricerca positiva e collettiva della
pace è dovere; è necessità, è condizione, e non solo risultato, di sviluppo, di
ordine e di civiltà; è espressione genuina del progresso e irrinunciabile
principio cristiano per la giustizia e per la convivenza sociale nella carità e
nella libertà.
Tutti la vogliono la pace, ma non tutti la cercano. Anzi pare talvolta che il
nostro mondo manifesti propositi contraddittori, quando al bisogno, alle
promesse, ai tentativi di pace unisce e spesso antepone la ricerca di interessi
parziali ed egoisti, come il nazionalismo, il razzismo, il classismo, l’egemonia
economica o politica, la violenza, l’incuranza della legalità, del diritto
altrui e del bene comune.
Dobbiamo fare della pace una idea-forza. E dobbiamo derivarla con logica
coraggiosa dalle sue motivazioni superiori: dalla irrazionalità dei conflitti di
forza, dal concetto primario della dignità dell’uomo, dal valore dei sacrifici
spesi per la concordia e per il servizio dei bisogni altrui, dalla nobiltà del
perdono e della riconciliazione, e specialmente dalla progressiva scoperta della
fratellanza umana, sempre più larga, sempre più solidale, conseguente - ecco la
nostra originalità cristiana - alla paternità divina: ogni uomo,
ripetiamo, è nostro fratello. Così dobbiamo volere, dobbiamo pregare.
Almeno questo, e non è piccola cosa, che l’anno iniziato possa maturare nel suo
rapido corso la pace nell’Estremo Oriente e nel prossimo Oriente!
Preghiamo.
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