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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 31 gennaio 1971
Il culto domenicale, tutto
riservato a Dio, secondo la riforma liturgica, non ci vieta di ricordare la
festa di San Giovanni Bosco, la quale oggi ricorre, primo, perché la memoria di
questo Santo interessa assai il nostro tempo, e forma l’esempio, alimenta
l’energia d’una grande famiglia religiosa, quella Salesiana, tanto diffusa nel
mondo e tanto benemerita nella Chiesa; e, secondo, perché l’opera di questo
Santo è principalmente rivolta ad una delle questioni più gravi della nostra
società, quella dell’educazione della gioventù, con preferenza verso la gioventù
del popolo lavoratore.
Così che siamo oggi richiamati, nel ricordo di San Giovanni Bosco, alla
riflessione sopra questo problema, ora che la gioventù è più bisognosa e più
impaziente che mai d’essere iniziata alla cultura moderna, mediante una
formazione completa, intellettuale, morale e professionale, e che la scuola è in
via di riforma e di sviluppo.
Noi tutti dobbiamo, come Don Bosco, avere grande amore, stima e fiducia, quasi
una passione, per la gioventù, qualunque sia la forma con cui essa ci si
presenta. Essa prevale per numero, per vivacità, per necessità nel consorzio
sociale. È doveroso volerle bene, e dedicarle cura ed interesse.
Il problema pedagogico assume dappertutto immense proporzioni, esigenze nuove e
complesse. Tutti dobbiamo sentirlo come problema di prima importanza: dobbiamo
augurare che la famiglia, la società, la Chiesa, e la gioventù stessa prendano
piena coscienza della loro rispettiva funzione in ordine alla educazione
giovanile e che la cospirazione delle loro forze morali sia armoniosamente
promossa e favorita.
Questione di metodi; sì, e ben vengano la scienza e l’esperienza a
suggerire i migliori. Questione di mezzi; sì, e auguriamo che essi non vengano a
mancare a nessuna forma scolastica pubblica o libera di provata bontà. Questione
di persone; sì, e principalmente; dobbiamo far voti che la vocazione educatrice
trovi sempre molti spiriti generosi ad essa fedeli. Questione di principi
infine, alla quale la concezione cristiana della vita può fornire un tesoro
unico di sapienza su la vera antropologia, su la vera deontologia, su la vera
possibilità per l’uomo di raggiungere la sua statura perfetta, il suo senso
personale e comunitario, il suo destino; e può evitare il pericolo che la
gioventù, vivendo nel clima moderno, agnostico e pluralistico, cresca scettica e
incerta senza ben sapere ove fissare i punti cardinali del suo orientamento.
Ripetiamo: la gioventù, cioè l’onda enorme della generazione che sale, sia per
tutti problema amato, presente ed urgente. Almeno nella preghiera, quest’oggi.
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