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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 7 febbraio 1971
Mentre stiamo
con l’animo attonito e sospeso verso l’impresa spaziale, che sta per
concludersi, ci sorprende la notizia del terremoto di Tuscania, e non possiamo
non rivolgere alla storica cittadina laziale la Nostra trepida attenzione e la
Nostra affettuosa compassione: rimpianto e suffragio per i morti, commiserazione
per i superstiti colpiti da lutti, da ferite, da rovine, a cui dovremo anche Noi
il Nostro soccorso (già la Caritas italiana è essa pure all’opera), rammarico
per i danni alle bellissime chiese medioevali e per la distruzione delle case
della cara popolazione. Anche questa prova - e quante altre feriscono e
offendono in questi giorni il nostro ed altri Paesi -, abbia i nostri sentimenti
di civile comprensione e di cristiana carità.
Ma ciò non ostante l’occhio della mente risale nello spazio per ricercarvi il
punto favoloso del veicolo lunare, tanto la sua inconcepibile realtà, ancora una
volta, ci riempie di stupore e di ammirazione. Un grido di meraviglia vorrebbe
esprimersi in un canto di pienezza spirituale. Due temi lo ispirano: l’uomo e
Dio.
L’uomo, questo atomo dell’universo, di che cosa è capace! Onore all’uomo! Onore
al pensiero! Onore alla scienza! Onore alla tecnica! Onore al lavoro! Onore
all’ardimento umano! Onore alla sintesi dell’attività scientifica e
organizzativa dell’uomo, che, a differenza di ogni altro animale, sa dare
strumenti di conquista alla sua mente e alla sua mano. Onore all’uomo, re della
terra ed ora anche principe del cielo. Onore all’essere vivente, che noi siamo,
il quale in sé rispecchia il volto di Dio, e dominando le cose obbedisce
all’ordine biblico: cresci e domina. Da secoli l’uomo sta meditando il suo
enigma : conosci te stesso. Oggi egli progredisce, sì, nella scoperta di
se stesso: egli è il «figlio che cresce» come dice la Bibbia (Gen. 49,
22). L’uomo vede in sé rispecchiato il suo invisibile mistero, lo spirito
immortale, e sperimenta il suo premente destino naturale: progredire. Non è
infatuazione ambiziosa; è risposta alla vocazione dell’essere suo, che nello
stesso tempo impara a leggere nel cosmo l’esigenza d’un principio creatore
pensante ed attivo, misterioso, silenzioso, eterno ed onnipotente: lo stesso
squallore desolato, e pieno di realtà e di leggi, del satellite esplorato, la
suggerisce. Quale meditazione! Il canto trova nel salmo il suo verbo sublime: «I
cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annuncia le opere delle sue
mani» (Ps. 18, 2).
Oltre ogni meraviglia pregare è bello.
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