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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 22 agosto 1971
Questa nostra piccola preghiera festiva nasce da un doppio sguardo: uno sguardo
sul mondo e uno sguardo in alto, verso la Regina del cielo, che veglia sul
mondo; uno sguardo orizzontale e un altro verticale; uno per vedere, l’altro per
implorare. Guardando la scena del mondo, che cosa vediamo? Abbiamo sempre
davanti le notizie del giorno. Non sono oggi fra le migliori. Conflitti bellici,
rivoluzioni, sommosse, tensioni minacciose, gare di potere (balance of power),
lotte ideologiche, un po’ dappertutto; la pace, quella pace per cui tanto si è
lavorato e in cui sempre dobbiamo sperare, sembra retrocessa dietro una
prevalente realtà di inevitabili contrasti: si aggiunge ora una congiuntura
finanziaria, che turba la vita economica internazionale; e poi quante disgrazie,
quelle della circolazione tanto numerose, tanto gravi e pietose, delitti e
rapine inaudite, di nuovo stile; e le degradazioni ignobili e paurosamente
diffuse della droga, e la licenza sempre più provocante e incurante d’ogni
critica ed autocritica degli spettacoli e nella losca esibizione dei ritrovi
mondani . . .
Siamo tristi. E il Nostro occhio cerca con fatica le scene arcadiche della vita
dei campi e delle vendemmie di stagione, e la ripresa ordinata, serena e severa
del lavoro moderno. Siamo tentati di rifare una volta di più la meditazione
circa i malanni che l’uomo crea da sé, in virtù del suo stesso progresso, il
quale si ritorce, con le stesse sue conquiste, con danni talora micidiali, sulla
società che lo ha prodotto e che ne gode, come fosse suo fine supremo,
disperatamente.
Ma poi, guardando meglio in questa area della nostra esperienza, piena di troppo
rigogliosa zizzania, scorgiamo anche molto, molto buon grano; a cominciare da
innumerevoli vite oneste, modeste, silenziose, operose, ordinate e credenti, che
formano ancora il tessuto sano della società e fanno della loro umile e
sacrificata esistenza una vocazione, una donazione, una missione, dove fede ed
amore crescono per una messe che non solo il tempo presente godrà; e poi quante,
quante opere buone e utili e nobili vigoreggiano ancora in questo mondo turbato
e traviato. Il bene non è vinto, non è morto: anzi cresce e vigoreggia proprio
nel confronto dialettico del male provocante e crescente. Il bene! tocca a noi,
a ciascuno di noi, generarlo! E allora lo sguardo si fa verticale e implorante,
e chiede dall’alto luce, forza, speranza e gaudio, con la Madonna a dialogo.
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