 |
PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 19 settembre 1971
Ritornati a Roma, dopo l’assenza del periodo estivo, la Nostra finestra si
riapre su Piazza S. Pietro. È giorno di festa, è domenica; e oramai il desiderio
di salutare il popolo, d’incontrarci con voi, anche a questo dislivello, di
avvicinarci a voi, diretti alla grande basilica della fede, vince il protocollo
del Nostro privato silenzio. È diventata un’abitudine, che ci fa obbligo di
conversare un momento confidenzialmente con voi, figli, fratelli ed amici,
desiderosi di ascoltare la Nostra voce e di avere la Nostra Benedizione.
Eccovi allora il Nostro consueto, ma sempre nuovo e cordiale saluto. Dovrebbe
essere questo breve monologo una specie di «conferenza stampa», cioè un
riferimento alle cose del giorno, che interessano la Chiesa nel suo rapporto con
la vita che passa.
E avremmo molte cose da commentare, anche quest’oggi; cose gravi, cose grandi:
le macchie di sangue, che ancora fanno triste e tragica la faccia della terra; e
poi tutti questi furti e delitti e scandali che disonorano la civiltà e che ci
spronano ad essere doppiamente forti e buoni; e vi sono anche tanti avvenimenti
che documentano lo sforzo del mondo verso la giustizia e la pace; e per noi
uomini di Chiesa tante riunioni e congressi, come quello catechistico
internazionale di questi giorni, e poi il prossimo Sinodo, ecc.
Ma ci piace oggi un tema più semplice, quello che voi offrite al Nostro sguardo
e alla Nostra consolazione; l’antico tema del decalogo: «Ricordati di
santificare la festa». Sì, cotesto costume di dare alla domenica, alla festa,
il suo significato spirituale, il suo valore religioso, ha sempre una
soverchiante importanza. Riposo e preghiera; anzi riposo per la preghiera,
ricordiamo, nei giorni festivi: è una osservanza fondamentale per segnare il
giusto ritmo della Nostra crescente febbrile ed estroflessa attività, per
allineare ogni Nostra intenzione verso il suo vero fine supremo, il regno di
Dio, per associarci in pace alla comunità dei fratelli, in carità e in orazione
comune, per incontrarci personalmente, in fondo alla coscienza resa calma e
trasparente, con Cristo e cos Dio. Questo è l’avvenimento periodico, che
vogliamo oggi commentare e celebrare con voi.
Siate dunque, figli e fratelli carissimi, amici e visitatori tutti, benvenuti e
benedetti al Nostro Angelus festivo.
|