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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 17 ottobre 1971

 

Sapete che cosa Noi abbiamo fatto questa mattina in San Pietro: abbiamo compiuto il solenne rito della beatificazione di un Religioso dei Frati Minori Conventuali, Padre Massimiliano Maria Kolbe. Era polacco, e aveva studiato a Roma, Qui, devotissimo com’era della Madonna Immacolata, che noi onoriamo con la colonna a Lei dedicata a Piazza di Spagna, egli aveva iniziato un pio sodalizio, la Milizia dell’Immacolata, il quale ebbe poi in Polonia e nel mondo un grande sviluppo, alimentato da pubblicazioni molto diffuse, mediante impianti e attrezzature tipografiche per le quali il Kolbe, con i suoi Confratelli e i suoi collaboratori, fondò un centro industriale religioso moderno, intitolato all’Immacolata, Niepokalanòw, prima in Polonia, poi in Giappone, negli anni antecedenti alla seconda guerra mondiale. La guerra, come ricorderete, invase da occidente e da oriente la Polonia, che aveva riacquistata l’indipendenza ,dopo la prima guerra mondiale, e la sconvolse con rovine senza misura. Qui apparvero i tristemente famosi «Lager», campi di concentramento, nei quali furono stremati e sterminati innumerevoli esseri umani, ebrei e polacchi specialmente. Anche italiani vi morirono e vi soffersero terribilmente. In uno di questi campi, Auschwitz (Oswiecim) fu messo anche il Kolbe. Qui avvenne l’atto eroico di carità, che lo rese celebre, e ora Beato. Padre Kolbe offrì se stesso sostituendo un infelice padre di famiglia sconosciuto e innocente, nell’orrenda morte di fame a lui aggiudicata.

«Io sono un sacerdote cattolico», egli disse e la sua oblazione fu accolta. Non è il solo atto di tale libera e magnanima generosità che la truce storia di questi anni ricordi. Questo caso di Kolbe, per le virtù personali del mite e valoroso francescano e per le tragiche circostanze che lo accompagnarono, rimase tipico, e sembra riassumere e rappresentare tutti gli altri oscuri sacrifici consumati in quelle barbare vicende. Una parola del Kolbe illumina come una lampada inestinguibile la sua immolazione e la straziante epopea di quegli anni: «solo l’amore crea». Parola che sovrasta la politica, l’egoismo, la prepotenza, la crudeltà, l’infatuazione di gloria degli uomini senza il Vangelo, e che deve invece scolpirsi nei nostri animi e nella nuova storia del mondo. È una parola che il Kolbe, alla scuola di Maria, ancora insegna, e da ora insegnerà per sempre, alla Chiesa e al mondo.

                                                                              

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