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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 7 novembre 1971
Ieri, come sapete, si è concluso il Sinodo Episcopale. È stato un avvenimento
molto importante, destinato certamente ad avere grande influsso nella vita della
Chiesa ed anche, di riflesso, in quella del mondo. Noi non vi faremo ora alcun
commento.
Ci preme soltanto, in questo istante di preghiera, d’invitare voi tutti a
ringraziare con Noi il Signore, che assiste la sua Chiesa e le manifesta le sue
vie dopo incertezze e ricerche, suscitate specialmente dalle condizioni del
mondo presente, nel quale essa si trova a vivere e ad esercitare la sua
missione. Una cosa è chiara: che dobbiamo rinfrancare e approfondire la fede; la
fede in Cristo, la fede nella sua parola, la fede nella sua concezione della
vita, la fede nel suo Regno, nella sua Chiesa, se vogliamo dare una logica
soluzione alle questioni derivate dal fatto che noi siamo seguaci di Cristo. Se
vien meno questa premessa, che è la nostra fede in Lui, ogni conseguenza, ogni
maniera di concepire il nostro cristianesimo è incerta, è contestabile, è
incosciente. La fede, ancora una volta, si attesta come principio, cioè come la
luce, come la forza, come la ragione del nostro essere e del nostro agire in
quanto cristiani: dobbiamo essere credenti, dobbiamo essere fedeli.
Ne abbiamo fatto l’esperienza anche nel confronto con i due temi, che il Sinodo,
eco della Chiesa intera, ha studiato e tradotto in conclusioni molto importanti.
Quelle sul Sacerdozio, dapprima. Quale straordinario disegno divino si realizza
in questa istituzione, in cui Cristo compie la sua missione di salvezza! Quale
grande ed inequivocabile figura, antica e nuova, di Cristo, ministro
dell’umanità, per esserle Maestro, Pastore, Santificatore, riappare in ogni
nostro umile Prete fedele, votato all’amore, alla pienezza totale e, per noi
Latini, esclusiva dell’amore; dell’amore a Dio, a Cristo, allo Spirito; e
insieme, anzi in virtù di questo amore verticale e perciò libero e disponibile,
esso il Prete votato all’amore orizzontale, some ora si dice, del prossimo, di
ogni prossimo, di quel prossimo che ha maggiore bisogno d’essere amato, perché
piccolo, perché povero, perché sofferente, perché affamato e assetato di
giustizia. Sì, di quella nuova giustizia, che il progresso dell’umanità reclama
oggi per tutti: è stato questo il secondo tema del Sinodo. Anche a questo
riguardo, quale grandezza di idee e di doveri si prospetta davanti alla Chiesa,
oggi!
Ringraziamo dunque il Signore di queste affascinanti visioni, che Egli si ha
prospettate davanti, e invochiamo l’assistenza di Maria, Madre della Chiesa,
affinché tutti le possiamo contemplare e capire.
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