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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 5 dicembre 1971

 

Siamo tutti sorpresi e addolorati: ancora la guerra, una nuova guerra, questa terribile e inumana disgrazia, riprende a scoppiare sulla terra.

Non importa se ciò avviene in Paesi lontani: non vi è più lontananza nel mondo; né importa se ciò riguarda Popoli a noi estranei, non vi sono più nazioni che non siano connesse con le altre. Anzi si avverte il pericolo spaventoso che alleanze quasi automatiche e incalcolabili travolgano nel nuovo conflitto altri Popoli e vi impieghino altre armi formidabili. Lo sforzo paziente e sapiente per collegare gli Stati fra di loro, nell’intento di farli solidali e pacifici, può degenerare in coalizioni di genti e di interessi più ferocemente nemiche fra di loro.

Speriamo ancora, e con buon fondamento, che ciò non avvenga; ma la minaccia prende profilo preciso. E così un altro pericolo incombe sulla nostra generazione: dopo essere uscita da una straziante e orrenda esperienza delle ultime guerre, e dopo avere tanto parlato di progresso e di concordia, pare ad un tratto che l’ideale della pace universale svanisca come un incantevole sogno al risveglio dell’inesorabile realtà dell’uomo nemico dell’uomo, e con tale feroce potenza da travolgere più che mai nel suo ricorrente conflitto innumerevoli schiere di esseri ignari, inermi, innocenti, e di crescere a dismisura il dolore e la miseria nell’umanità. Ma noi non dobbiamo assolutamente perdere la fiducia nel programma di pace che il mondo moderno si è finalmente prefisso. La pace, ad ogni modo, deve vincere, nella giustizia e nel senso della comune vocazione al sovrano rispetto dell’umanità.

Né delusi, né scettici noi dobbiamo essere circa la pace nel mondo. Se mai dovremo ancora una volta essere ammaestrati sulla fragilità della pace, quando non sia ad ogni ora della storia, oggi stesso, costruita da sincere virtù morali e civili, che la vogliono e la vivificano. Fortificheremo ancora la nostra comune adesione alle istituzioni e alle iniziative internazionali che sostengono e promuovono rettamente la pace. E quando vedremo che il mondo, con le sole sue forze, non la può dare stabile e giusta, la invocheremo da Cristo «nostra pace», supremo principio della fratellanza umana. Così ora, per l’intercessione della Regina della pace.

                                                                                    

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