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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 9 luglio 1972

 

Noi invitiamo la vostra attenzione a concentrarsi sopra due temi (non possiamo farne a meno), assai diversi, ma entrambi ben degni del nostro interesse spirituale.

Il primo tema riguarda la morte del venerando Patriarca Greco-Ortodosso Atenagora, a Costantinopoli. Tutto il mondo ne ha parlato con l’ammirazione e con la riverenza dovuta agli uomini superiori che personificano un’idea che investe i destini della storia e tende a interpretare il pensiero di Dio. Atenagora: anche dalla sua figura esteriore, maestosa e ieratica, traspirava la sua dignità interiore, e la sua conversazione grave e semplice aveva accenti di semplice bontà evangelica. Incuteva riverenza e simpatia. Anche noi siamo stati fra quanti lo hanno maggiormente ammirato ed amato; ed Egli ha avuto per noi un’amicizia e una fiducia, che sempre ci ha commossi, e il cui ricordo accresce ora il nostro rimpianto e la nostra speranza d’averlo ancora Fratello a noi vicino nella Comunione dei Santi.

Voi sapete perché noi raccomandiamo questo grande uomo di una Chiesa veneranda, ma non ancora del tutto congiunta alla nostra Cattolica, alla vostra memoria e al vostro suffragio: perché Egli fu costante fautore ed apostolo della riunificazione della Chiesa Greco-Ortodossa con quella di Roma ed anche con le altre Chiese e comunità cristiane non ancora reintegrate nell’unica comunione del Corpo mistico di Cristo.

Tre volte noi avemmo la fortuna d’incontrarci personalmente con lui; e cento volte di scambiare con lui corrispondenza scritta, sempre scambiando reciprocamente voti e promesse di fare ogni sforzo per ristabilire fra noi una perfetta unità nella fede e nell’amore di Cristo, e sempre Egli riassumeva i suoi sentimenti in una sola e suprema speranza: quella di poter «bere nello stesso calice» con noi, cioè di poter celebrare insieme il sacrificio eucaristico, sintesi e corona della comune identificazione ecclesiale con Cristo. Noi pure lo abbiamo tanto desiderato!

Ora questo incompiuto desiderio deve rimanere la sua eredità e il nostro impegno. Nel devoto ricordo del Patriarca Atenagora preghiamo affinché, per l’intercessione di Maria, Madre di Cristo e della sua Chiesa, questo voto possa adempirsi.

Poi, Fratelli e Figli carissimi, l’altro tema, ed è la pace nel Vietnam. Tema questo che, da anni e con sofferenza grande pesa sul cuore nostro e certamente su quello di voi tutti.

Ora, mentre si accresce di giorno in giorno il dolore per l’inasprimento del conflitto armato nei Paesi dell’Indocina, si apre uno spiraglio di speranza. In questa settimana riprenderanno a Parigi, come è stato annunciato non senza un nuovo accento di buona volontà, le trattative per giungere ad una soluzione dell’intollerabile e sanguinosa vertenza.

***

Noi dobbiamo far nostra di nuovo la speranza, che era stata garantita a quei Paesi ed al mondo dall’atto finale della Conferenza di Ginevra del 20 luglio 1954 ; e cioè: «. . . la soluzione dei problemi politici attuali, sulla base del rispetto dei principii dell’indipendenza, dell’unità e dell’integrità territoriale, dovrà permettere al Popolo Vietnamese di godere le libertà fondamentali garantite da istituzioni democratiche formate in seguito a elezioni generali, libere e a scrutinio segreto».

E così si dica delle altre clausole che preservino da operazioni militari offensive.

Occorre che le trattative siano finalmente rapide, leali, conclusive. Lo spirito ed il metodo con cui da troppo lunghi mesi sono state condotte tali trattative, devono cambiarsi in virtù d’un nuovo, reciproco e generoso proposito di tregua e di pace.

Noi ci facciamo eco dei gemiti di tante vittime innocenti; noi facciamo nostra la voce d’una popolazione stremata dalle stragi e dalle rovine; noi leviamo il grido dell’umanità civile e credente nella Giustizia e nell’Amore, che devono presiedere ai rapporti fra gli uomini e fra le Nazioni, per supplicare coloro che possono e che devono discutere e deliberare: basta! Si dimostri in voi ora responsabili delle sorti di quelle regioni, la saggezza e la magnanimità che sa anteporre la vita e la dignità dell’uomo ad ogni altro interesse. Noi auguriamo a tutti quanti sono impegnati nel feroce conflitto il coraggio della pace.

Perciò preghiamo.

                                      

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