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PAOLO VI
ANGELUS
DOMINI
Domenica, 6 agosto 1972
Queste domeniche estive troviamo le nostre chiese, in molti posti, quasi deserte
per l’esodo delle popolazioni in vacanza; in altri posti, dove affluiscono i
villeggianti, piene invece spesso di fedeli forestieri. Le comunità abituali
sono sconvolte; e si capisce perché. Ma questo fenomeno deve farci riflettere
alla funzione e alla fortuna di appartenere alle nostre rispettive comunità
ecclesiali, come la lontananza dalla residenza domestica ci fa apprezzare e
desiderare d’avere una famiglia, una casa, un focolare, dove arde l’amore e la
convivenza è unità e felicità.
Così la Chiesa. La Chiesa è società, è riunione, è cenacolo dove tutti sono,
come ai primi giorni «un cuore solo e un’anima sola» (Act. 4, 32).
Il Concilio ha esaltato il concetto di Popolo di Dio, cioè di moltitudine di
credenti compaginati in un unico corpo mistico e socialmente organizzato, la
Chiesa, riunita da una medesima fede, solidale in una effettiva carità, animata
dallo stesso Spirito Santo, che ci aiuta a pregare tutti insieme, e ciascuno con
una propria intensità personale.
Se vogliamo bene interpretare il rinnovamento spirituale di cui ha bisogno il
nostro tempo, dobbiamo dare molta importanza a questo spirito comunitario, di
cui la Chiesa ci fa obbligo, o meglio: a cui essa ci dà diritto e titolo e
scuola d’appartenenza.
L’osservanza del precetto festivo significa la partecipazione al comune convito
della Parola di Dio e dei misteri supersostanziali della presenza sacramentale e
sacrificale di Cristo, cuore della religione vivente.
Molti perdono la fede e non comprendono più l’importanza indispensabile e
decisiva della religione nella vita moderna, così intensa e così profana, perché
disertano quest’ora di chiesa, e cioè questo convegno comunitario festivo,
ovvero perché non cercano di capirne il significato vitale e di goderlo nella
trasfigurazione, di cui l’atto di culto della Messa ci apre la visione, dandoci
sapienza sul mistero divino, sul mondo circostante, sul destino dell’uomo,
sull’essere ignoto, che siamo noi a noi stessi.
Riconfermiamo, figli e fratelli carissimi, l’impegno individuale dell’assistenza
alla Messa festiva, possibilmente comunitaria. Restituiamolo al costume consueto
di noi credenti, riconosciamogli la virtù ristoratrice che noi cattolici vi
possiamo attingere. Vi troveremo la forza, il gaudio, la speranza per vivere
degnamente in questo mondo moderno, tanto progredito e tanto turbolento. La
Madonna, la Madre di casa, ci invita e ci accoglie.
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