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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 20 agosto 1972

 

Figli carissimi,

Non provate anche voi un senso di pena e di tristezza nell’apprendere ogni giorno, pare con crescente gravità e frequenza, le infauste notizie d’una ignobile delinquenza, che infestano le cronache di ogni Paese? Ma che cosa avviene? Dove siamo e dove andiamo a finire? Delitti d’ogni genere, premeditati, organizzati, spregiudicati; per furto, per rapina, per estorsione, per ricatto, per truffa, per vendetta, per sabotaggio, per odio tribale, per passione politica; violando ogni legge umana e civile, sequestrando e uccidendo anche persone innocenti, rubando quanto è possibile, dirottando perfino aeroplani, resistendo con armi alla mano ai tutori dell’ordine, insidiando alla incolumità di gente estranea, eludendo le norme della pubblica difesa, ecc., . . . ; e tutto questo per bramosia di denaro o per odio politico, quando non sia per follia criminale.

Ancora ci chiediamo con stupore e con dolore se siamo arrivati ad una crisi di costume e di civiltà, e se più non valgano i principii morali sui quali credevamo fondata la condotta dell’uomo evoluto e la consistenza della società progredita. Ebbene, no! Non dobbiamo lasciarci invadere dalla paura e dal pessimismo. Dobbiamo avere fiducia.

Prima di tutto perché la somma del bene è immensamente superiore a quella del male. In secondo luogo perché l’indignazione provocata da questi malanni è ancora segno di sanità morale, ed è valido sostegno alle istituzioni che operano per impedire e per reprimere questi deplorevoli, ma non invincibili disordini, ed è stimolo alla coscienza collettiva per risalire alle cause di tanti slittamenti morali.

Avere fiducia nel nostro tempo e nella nostra società non significa rimanere passivi. Occorre che le forze del bene si affermino con maggiore sapienza e con maggiore coraggio. Qualche rimedio dovrebbe essere messo alle radici psicologiche della mentalità moderna; guardate quanti incentivi al disordine morale si trovano oggi negli spettacoli licenziosi, nella pubblicità indecente, nella letteratura pornografica, nell’ostentazione della vita mondana, ecc., . . . ; e guardate quanta indulgenza l’agnosticismo moderno concede, anzi difende per ogni comportamento indifferente alla norma etica.

Noi cristiani specialmente dovremmo dare l’esempio di una sensibilità morale più dignitosa e, come il Vangelo ce lo insegna più esigente e più austera, senza pavidi scrupoli.

Così ci aiuti la Madonna a bene sperare e a bene operare.

                                   

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