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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 17 dicembre 1972

 

Aspettavamo la pace, in Estremo Oriente, come prima conclusione positiva dei conflitti che affliggono ancora questo nostro secolo, e come regalo umano degno per la festa di Natale; invece è annunciato al mondo che la pace non è ancora matura. È triste. Ma, come sempre, noi discepoli della Croce, non meno che del Natale, non dobbiamo perdere le forze d’animo per sperare ancora, per sperare sempre.

Anzi dell’amarezza che ci invade l’animo a causa di questa mancata puntualità della pace alla nostra attesa, faremo tema di non vana riflessione. Penseremo, come la sapienza cristiana c’insegna, alla segreta reversibilità delle cose avverse in vantaggi d’ordine superiore; e primo vantaggio può essere quello, che ci è predicato oggi dai Politici stessi impegnati a sciogliere il nodo dell’interminabile vertenza, di riconoscere i vincoli inscindibili fra la pace e la giustizia. Una volta di più la giustizia appare condizione, fondamento, garanzia della pace. Senza giustizia, niente pace. Il binomio giustizia e pace rivela esigenze intrinseche estremamente drammatiche, come in questo caso, a quanto è dichiarato; ma altresì è lezione grande e salutare per noi in relazione a tanti contrasti che turbano l’equilibrio tra i Popoli, o che lacerano il tessuto sociale: occorre fondare la pace sulla giustizia.

E allora il nostro appassionato interesse si rivolge alla giustizia: qual è, dov’è la giustizia? La grande corrente del pensiero moderno ci obbliga a ricercarla nei diritti fondamentali dell’uomo, i quali non hanno migliore enunciato, né migliore tutela che nel Vangelo. La carità è radice e frutto della giustizia, come questa è della pace. Non l’odio feroce, non la lotta violenta, non la prepotenza egoista, non la prevalenza statica della forza, non l’ideologia di prestigio, non la politica di nazionalismo o di classismo esclusivista, ma l’amore sta alla base di tutto il codice della vera e buona convivenza umana. E il pensiero dell’amore, ecco, ci riconduce al Natale, come a sorgente dell’amore che salva, come a principio di speranza che sempre rinasce.

Col capo chino, ma col cuore forte appressiamoci al Presepio. Maria, Madre dell’amore buono, ci accoglie e ci consola.

                         

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