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PAOLO VI
ANGELUS
DOMINI
Domenica, 31 dicembre 1972
Non vogliamo rinunciare a manifestarvi subito il sollievo e la speranza che ha
portato a noi, come al mondo intero, la notizia, giuntaci nel pomeriggio di
ieri, della sospensione dei bombardamenti americani sul Vietnam del Nord, al di
sopra del 20° parallelo, e della imminente ripresa dei colloqui per il «cessate
il fuoco» e, lo speriamo ardentemente, per una giusta e stabile pace nel
Vietnam.
È un raggio di luce che viene a diradare un poco le tenebre nelle quali
minacciava di chiudersi tristemente il 1972 e di aprirsi pericolosamente l’anno
nuovo. Esso solleva un peso che, dopo un periodo di attesa fiduciosa, era venuto
a gravare ancor più dolorosamente sull’umanità e sul nostro cuore.
Le annunciate deliberazioni, che noi non abbiamo cessato di auspicare in
pubbliche dichiarazioni, di invocare con le nostre preghiere e di sollecitare
con urgenza nei nostri contatti con le parti interessate, non bastano certo a
cancellare la profonda amarezza per le troppe vittime che questo lungo conflitto
ha mietuto, nell’uno e nell’altro campo, e più particolarmente di quelle
sacrificate dal recente spaventoso inasprirsi delle ostilità. Ma esse
ripropongono ora al mondo un motivo di rinascente fiducia, forse maggiore di
quella purtroppo andata delusa: che, cioè, quanto è avvenuto in questi giorni e
il soprassalto della coscienza umana - per non dire di quella cristiana - di
fronte all’orrore della immane nuova tragedia convincano ancor più tutti i
responsabili della necessità, morale ancor prima che politica, di proseguire
senza stancarsi in una trattativa chiara ed onesta, sino al raggiungimento di un
accordo che valga a garantire inequivocabilmente e con sufficiente sicurezza
quanto - nella complessità di una situazione così difficile - ciascuna parte ha
giusto titolo di attendersi, senza lesione dei vitali diritti o interessi
dell’altra parte, e senza dover sacrificare altrettanto vitali diritti o
interessi propri.
Accompagniamo con i nostri voti e con il nostro incoraggiamento l’opera dei
negoziatori e di quanti hanno parte nella trattativa; rivolgiamo un pensiero
particolarmente affettuoso alle carissime popolazioni del Vietnam. Con esse
abbiamo sofferto le antiche e le ultime prove. Con esse piangiamo i loro morti,
le tante vittime innocenti della guerra, dell’odio, della vendetta, la
distruzione delle loro case, le rovine delle loro città, dei loro villaggi. Con
esse vogliamo aprire il cuore alla speranza di un domani più sereno e
tranquillo.
Ed a questo scopo rivolgiamo la nostra preghiera a Colei che, non ignara della
sofferenza, è per tutti i sofferenti Madre di speranza!
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