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PAOLO VI

ANGELUS 

Domenica, 1░ luglio 1973 

  

Se una parola noi dobbiamo anche quest'oggi proferire al nostro appuntamento festivo, essa sarÓ parola di simpatia e d'augurio per tutti quegli Studenti della Scuola secondaria superiore, i quali domani affrontano gli esami di maturitÓ. Superfluo dire che noi auguriamo a tutti buona fortuna, e che noi - ci˛ fa parte della nostra missione - invochiamo per ciascuno Studente e per tutta l'immensa schiera degli esaminandi quei doni dello Spirito che rischiarano e rinvigoriscono lietamente le nostre capacitÓ conoscitive.

Siamo anche noi affettuosamente vicini a voi, giovani carissimi, in cotesto momento di tensione e di prova, con il voto cordiale di felice successo. Solo due osservazioni laterali ci permettiamo aggiungere a questo nostro amichevole intervento: prima osservazione: l'esame non Ŕ soltanto scolastico; esso Ŕ un punto focale che ci fa meglio comprendere il senso della vita presente, la quale Ŕ essa stessa un esame, Ŕ un esperimento continuato della connaturata responsabilitÓ, che tutta la domina e che ci incalza con la prolungata domanda circa l'uso che noi facciamo dei doni, di cui la vita ci Ŕ scuola generosa: tempo, capacitÓ di sviluppo, finalitÓ da raggiungere, ragion d'essere della nostra esistenza; e ci˛ non per renderla pesante e importuna come appunto un esame, ma per sostenerla nello sforzo del suo logico e beatificante sviluppo. Coraggio dunque, amici; e poi buone vacanze.

L'altra osservazione la rivolgiamo con grande stima e riverenza a tutti gli Insegnanti, desiderosi e fiduciosi come siamo che essi sempre meglio comprendano, specialmente nell'ora cruciale degli esami, la grandezza e la nobiltÓ della loro missione, che in cotesto momento diviene decisiva per l'animo e per l'avvenire del loro alunno, a cui molto sarebbe mancato senza il dono d'una loro profonda affezione. La scuola Ŕ palestra di sapiente e virile affezione. A tutti, compresi Genitori e Amici, la nostra Benedizione.  

 

 

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