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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 25 marzo 1973

 

Quest'oggi è la festa dell’«Angelus», che dà occasione e ispirazione a questa nostra festiva preghiera. La liturgia della III Domenica di Quaresima prevale su quella della festività, la cui celebrazione è stata anticipata ieri, ma la pietà tradizionale ravviva oggi la sua devozione alla Madonna. Nel culto di questo mistero salutiamo l’arrivo di Cristo nel mondo: è il mistero centrale della storia dell’Incarnazione; è l’avvenimento più singolare, più innovatore, più bello dell’umanità: il Verbo di Dio che si fa uomo, svelando così la Vita trinitaria interiore dell’unica Divinità, infondendo nella creta umana una supervita, quella soprannaturale perché resa partecipe della vita divina, e predisponendo le condizioni essenziali della Redenzione e di quel regno di Dio, che comincia con Cristo nel tempo, ma oltrepassa i confini del tempo per assumere la sua pienezza nell’eternità.

Quale fortuna per noi, quale destino superiore, quale vocazione si apre all’uomo dal momento in cui l’annuncio celeste è portato a Maria; e Maria, l’umilissima, la purissima, accetta di diventare, con la sua amorosa ubbidienza, per opera dello Spirito Santo, la Vergine Madre dell’uomo-Dio, Cristo Signore. È un nodo tale di misteri, di verità, di realtà, a cui fanno capo i disegni divini ed insieme i nostri destini, che giustifica ed esige anzi il culto tutto speciale e filiale, che la Chiesa, l’umanità credente e in via di redenzione, tributa a Maria. Qui poi è la ragione del nostro «Angelus»! Noi scenderemo privatamente ora in San Pietro per venerare l’incomparabile immagine della «Pietà» di Michelangelo, felicemente restaurata. Vogliamo dare a questo nostro umile e semplice atto di devozione un significato augurale e simbolico: come è stato riparato con espertissima cura il folle oltraggio a questo capolavoro dell’arte, così auspichiamo che sia restaurata negli animi degli uomini del nostro tempo la figura ideale di Maria, capolavoro della grazia, perché immacolata Madre di Cristo nella carne, e perciò Madre della Chiesa, corpo mistico di Cristo: nessuna figura più alta e più ispiratrice può richiamarci a riparare la nostra dignità umana, a ricomporre in noi la scienza e la virtù del bene, a consolare i nostri dolori, e ravvivare in noi la vera speranza della salvezza, a persuaderci che in Cristo morto per noi possiamo trovare la vita che non muore.

                                              

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