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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 15 luglio 1973

 

Le nostre parole vogliono essere oggi molto semplici e cordiali, e offrire l’augurio di buone vacanze a tutti quanti hanno la fortuna di poterne godere; e mentre noi stessi ringraziamo il Signore che ci concede di trasferire la nostra residenza estiva dalla città alla campagna, subito andiamo pensando come trarre profitto da questo soggiorno, se possibile, per qualche riposo (il Signore stesso, una volta nel Vangelo, invitò i suoi discepoli: «venite in disparte, e riposatevi un po’» - Marc. 6, 31 -), per qualche momento di silenzio, di riflessione, di studio, di preghiera; e vorremmo darci ragione di questo costume di fare vacanza, ormai comune, invalso e prevalso sulle esigenze della severa disciplina dell’operosità moderna.

Una pagina di filosofia umana ci si apre davanti, quella sulla insufficienza della nostra ordinaria attività a soddisfare le necessità spirituali dell’uomo, il quale, più è stretto dagli impegni del suo lavoro, e più sogna di poterne evadere e di avere un po’ di «tempo libero». Il tempo libero dovrebbe dare all’uomo la soddisfazione di ritrovare se stesso; e ciò per due vie diverse, ma che possono diventare convergenti, se percorse con intelligenza. L’uomo desidera ritrovare se stesso ritornando dapprima ad un contatto diretto e primitivo con la natura, con il grande, immenso e stupendo quadro del cosmo circostante, a cui spesso la nostra vita ordinaria ci rende forestieri; e questo contatto tonificante dovrebbe essere lo stimolo ad una coscienza delle cose e di noi stessi che ci apre la seconda via per il recupero del nostro essere personale: il pensiero e la preghiera soprattutto, e nel ritrovato equilibrio delle proprie facoltà, il desiderio del bene, il dovere di amare e di servire, liberamente, i bisogni del prossimo.

Così siamo anche oggi ricondotti alla visione realistica della nostra società, dalla quale l’incantesimo delle vacanze ci voleva forse distrarre. Ebbene sì; in questo istante di sosta fisica e spirituale noi diventiamo più sensibili alle sofferenze degli altri; di tutti quelli, ad esempio, che per impegni di lavoro, o per infermità, o per povertà, non possono godere della distensione delle vacanze; e di quei drammi atroci che l’uomo ancora consuma sull’uomo oppresso, o sorpreso da immane delinquenza.

Perciò «buone vacanze» ma non mai per l’ozio o per l’oblio della realtà e del dovere.

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It is pleasure for us to offer a word of greeting to the members of the American Justinian Society of Jurists and the members of their families. We thank you for your visit. We hope that the deliberations for which you have come to Rome will strengthen you in your commitment to uphold human dignity with liberty and justice for all. And it is our prayer that in your work you will always be effettive defenders of the sacredness of human life and of man's inalienable right to life. At a time in which eternal divine laws are too often disregarded, you as judges can do much for the benefit of this generation and of those generations to come. In the best legal tradition of civilization may you be worthy instruments at all times of putting the law at the true service of all men. In particular, may your efforts be successful in ensuring for the unborn Child the due protection of the law. May the Holy Spirit guide and enlighten you in your important mission, and enable you to give that example of wisdom of which the World particularly stands in need today. With paternal affection we impart to all of you our Apostolic Blessing.

                                            

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