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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 29 luglio 1973

 

Il fenomeno delle vacanze assume in questi giorni proporzioni tali che ci obbliga a ripensarlo come fatto caratteristico della società contemporanea. Esso merita un po’ di filosofia, la filosofia delle vacanze, le quali oggi non sono più desiderate come una pausa resa più che mai desiderabile dall’intensità del lavoro, a cui l’uomo moderno si sottopone. E la pausa dell’attività ordinaria non è più cercata e goduta soltanto per il riposo fisico e mentale di cui tutti sentono il bisogno fino a codificarlo come diritto. E nemmeno per quel ristoro di silenzio, di libertà, di riflessione a cui aspirano gli spiriti intelligenti; e beati loro se essi possono e sanno concedersi un tale rimedio, un tale godimento al vuoto interiore che l’assorbente ordinaria operosità esteriore crea nei loro animi.

Le vacanze oggi hanno l’aspetto di una fuga: tutti vanno, tutti corrono; lo vediamo, e non senza timore per la ressa e per la fretta della circolazione.

E questo è fatto psicologico e morale che dice due cose: la denuncia della insoddisfazione che di per sé produce negli animi il ritmo d’impegno e di fatica, e anche di consumo, della vita moderna : essa non basta a renderci felici; anzi essa esaspera aspirazioni a cui essa non sa dare adeguata risposta. Finalmente vengono le vacanze, e l’uomo fugge; e i mezzi di trasporto oggi disponibili lo invitano e lo tentano a fuggire, correndo, e lontano. Ed ecco allora la seconda osservazione circa le vacanze d’oggi: esse si trasformano in una ricerca di nuove esperienze. Viaggiare, vedere luoghi e costumi diversi ed esotici, è la formula delle vacanze del tempo presente. E sta bene. Viaggiare è una scuola di esperienza umana incomparabile ma, a pensarci bene, è scuola che suscita nello spirito altri problemi, i quali restano pesanti in fondo all’animo, se non sono inquadrati e risolti in una visione verticale, globale e sapiente della vita religiosa. Come il contatto, non puramente fisico e edonistico con la natura - altro mezzo e scopo classico per le vacanze, contatto con l’aria libera, il mare, la campagna, la montagna -, deve servire di scala naturale e facile per salire e per esprimersi in preghiera, in cantico delle creature, intonato dal principe delle creature stesse, l’uomo, in inno al Creatore, così il contatto col panorama sociale aperto davanti al viaggiatore deve premere sul suo cuore e scoprire il disegno complesso non solo della civiltà, ma altresì il disegno della redenzione, misterioso, ma incombente che tende a raggiungere ogni uomo che vuole salvarlo.

Altra preghiera, altra salmodia allora, che scaturisce nell’anima di chi viaggiando osserva, pensa, studia e sente la poesia dell’umanità, lamento, pianto, grido, alleluia, nascergli dentro.

In altre parole: anche queste vacanze, tranquille o affannate che siano, aprono la gabbia della nostra stretta e monotona prigionia, e ci invitano ad aprire le ali verso il cielo di Dio.

Proviamoci ora, per un instante, con la Madonna.

                                          

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