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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 11 novembre 1973
Ieri sera abbiamo aperto l’Anno Santo nel suo primo periodo di svolgimento nelle
Chiese locali, qui, a Roma, nella Basilica di S. Giovanni in Laterano, ch’è la
Cattedrale dell’Urbe. È stata per noi un’ora di grande soddisfazione e di grande
speranza. La comunità ecclesiale romana vi era magnificamente presente.
Assisteva la rappresentanza qualificata di Magistrati della Nazione, della
Regione, della Città; assisteva il nostro Cardinale Vicario, il Cardinale
Presidente del Comitato per l’Anno Santo, il Clero della Basilica, il nostro
Seminario Romano, Parroci, Clero, Religiosi e Religiose della Città, molte altre
autorevoli Rappresentanze, e molti, molti Fedeli e Visitatori. Abbiamo molto
goduto di questa assemblea rappresentativa, composita e composta, spontaneamente
riunita, senza apparato esteriore, e gravemente, devotamente compresa del
significato spirituale e comunitario della cerimonia. Noi ringraziamo e
salutiamo Roma così: unita, cosciente, orante.
E si è così accesa più viva in noi la speranza che tutta la popolazione di Roma,
e con essa quella di ogni Chiesa locale, avverta l’importanza della professione
di fede, che vuol essere l’Anno Santo: affermazione intelligente e franca della
nostra incomparabile e inalienabile tradizione religiosa; presa di coscienza
della sua impegnativa eredità storica e culturale; confronto vigoroso e amoroso
con ogni espressione del mondo contemporaneo da parte della perenne e feconda
vitalità dottrinale e morale della concezione cattolica sia della esistenza
personale, che della civiltà sociale; proposito di rinnovamento della mentalità
spirituale e del costume pratico della vita moderna secondo l’ispirazione del
recente Concilio; invito, anzi chiamata, ad ogni categoria di persone, a
cominciare da quelle a noi carissime dei quadri istituzionali della Chiesa a
coerente fedeltà al servizio di Cristo nel popolo; invito che poi s’allarga ai
giovani e agli studenti, ai lavoratori specialmente, e non meno ai sofferenti e
ai poveri, agli uomini di cultura, alle donne, a tutte le ottime donne capaci di
grandi cose nella dedizione di sé, nella pietà e nell’amore; e poi ai moderatori
della società, ai promotori e ai servitori del primato economico, illusi sovente
della capacità dei beni temporali di saziare il cuore dell’uomo e di segnare i
confini degli umani destini; e più in là, agli indifferenti, agli apatici, ai
disillusi, agli scettici, e tutti insomma; invito al regno di Dio, annunciato e
fondato da Cristo, invito alla speranza, alla riconciliazione, alla pace.
Messaggio evangelico, dunque, messaggio profetico, messaggio attuale, quello
dell’Anno Santo, risonante e galleggiante sopra il tumulto e il fragore della
nostra trepida ora storica . . . Per questo noi stessi, in nome di Cristo, lo
abbiamo voluto annunciare, e per questo anche a voi, carissimi qui presenti, lo
ripetiamo, intrecciando ora insieme la nostra preghiera alla Madre del gaudio e
della speranza.
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