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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Solennità dell’Epifania del Signore
Domenica, 6 gennaio 1974
Fratelli e Figli carissimi,
di ricordi si vive. Adesso noi ricordiamo che, or sono dieci anni,
proprio come oggi, abbiamo festeggiato l’Epifania a Betlemme, là dove ci eravamo
recati umili pellegrini frettolosi, ma esuberanti nella coscienza
dell’importanza e del significato d’un tale avvenimento, proprio là dove Cristo
nacque, e dove il Verbo di Dio fattosi uomo, nelle sembianze umane, cominciò a
manifestarsi al mondo, mediante la pedagogia piana, ma arcana della sua
rivelazione. Parve a noi allora, ed ancora ne siamo convinti, che le cose
parlassero: quella terra misteriosa e benedetta; quella nostra presenza, quasi
un ritorno di fedeltà apostolica, dopo la partenza di Pietro, circa venti secoli
prima; quella pausa spirituale incantevole e realistica, tra una sessione e
l’altra del Concilio Vaticano secondo, come un interludio soavissimo nel dramma
dello straordinario avvenimento ecclesiale; quel momento liturgico mattinale,
rispecchiante la singolare storia evangelica; quegli incontri con Fratelli
cristiani, ricusanti dal dirsi da noi separati; parve sì, che parlassero, più
della nostra povera voce, per acclamare il Salvatore arrivato sulla terra e
tuttora presente; per convocare la Chiesa di Roma e la Chiesa cattolica intera e
ogni altra Chiesa e comunità aderente a Cristo, all’avvincente concetto
dell’unità; per annunciare al mondo il messaggio beato della salute nell’ordine
suo proprio, quello temporale, quasi per gratuito riflesso, e nell’ordine nuovo,
sovrumano, inaugurato dal divino Messia, per un’alleanza trascendente,
ineffabile ed eterna.
Ne ripetiamo con la memoria oggi l’annuncio, che non possiamo non qualificare
profetico: Cristo è apparso e tuttora appare agli animi ricettivi degli uomini
del nostro tempo; e parla, con voce che sa di silenzio interiore e risuona poi
chiara in un magistero, eco e interprete della sua parola, ferma e tremenda per
la stessa dolcezza amorosa che tutta la ispira. Parla, e le onde della sua voce
non hanno confine; a tutte le anime Egli parla, a tutte le Genti; e ciò forma,
voi lo sapete, la novità del dono dell’Epifania, l’universalità del Vangelo.
La vocazione cristiana è al centro delle sorti umane: lotta ingrata e alla fine
sterile sarà il soffocarla; impulso ad ogni umano incremento accoglierla e con
cuore intrepido seguirla. Noi ci ripensiamo ancora là, dove questa spirituale
esperienza tanto ci consolò; e non possiamo qui tacere un augurio di pace per
tutti a quella Terra, Santa per tutti; e voi, Fratelli, Figli ed amici, noi
invitiamo a pregare, affinché le questioni, che tuttora la travagliano, abbiano
nelle iniziate trattative, sagge e giuste soluzioni. La Profetessa della
pace, Maria, ci assista.
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