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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 24 febbraio 1974
Che cosa dobbiamo dire della temperie della vita pubblica e internazionale,
che caratterizza questa stagione storica, e che noi tutti respiriamo a fatica,
non senza tuttavia avvertire qualche tonificante afflato di fiducia e di
speranza? L’incertezza generale, specialmente nel campo economico, tenta
disorientare gli spiriti, e insinuare pensieri tristi, rivolti piuttosto al
proprio interesse immediato e particolare, che non ai grandi programmi ideali,
di progresso, di giustizia e di pace, che devono guidare la storia nuova della
umanità. Noi vorremmo confortare quanti attingono l’ispirazione del pensiero
e della vita dalla sapienza cristiana a crescere, non a diminuire la loro
energia operativa nel campo del bene. Bisogna trarre stimolo a ben fare dalle
stesse difficoltà del momento presente. Noi pensiamo ai poveri, ai
disoccupati, ai dissestati, che vengono a soffrire di più e per primi dalle
condizioni del disagio comune.
Noi pensiamo alle zone meno favorite dalla natura e dal progresso, nelle
quali maggiormente si avverte l’arresto dell’iniziata evoluzione verso il
benessere. Noi pensiamo a quel «Terzo mondo», svegliato alla legittima
prospettiva d’una migliore ripartizione della prosperità moderna: le nostre
missioni ce ne fanno sentire i pietosi lamenti. Per provvidenziale fortuna,
il grande ideale della giustizia nel mondo non si spegne; e molti, anche a
livello degli operatori responsabili dei rapporti fra i Popoli, ne tengono viva
l’ispirazione ed efficace l’impegno: meritano plauso e incoraggiamento. Ed
anche noi, a livello della vita comune, obbligati a stringere la cinghia dei
consumi voluttuari, vediamo di comprendere i vantaggi morali e civili
dell’austerità; e non dimentichiamo i doveri crescenti della carità, che devono
tanto più supplire le deficienze della pubblica prosperità; ripeteremo anzi, con
S. Agostino: «dilatentur spatia caritatis» (PL 5, 440): si diffonda
l’irradiazione della carità; questa può essere un’ora sua di luminoso risveglio,
sia privato, che sociale.
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