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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 3 marzo 1974
Non qui, non in questo breve saluto festivo, noi vogliamo riproporre i grandi
temi religiosi e ascetici, che la quaresima offre alla nostra considerazione. Ne
abbiamo già accennato in altre sedi, e in documenti penetranti nel cuore delle
questioni dottrinali, morali, cultuali proprie di questo periodo penitenziale.
La nostra parola, qui, gira intorno al tema, dal di fuori, come quella d’un
semplice osservatore, per ripetervi ciò che già certamente sapete: l’estremo
interesse di questo monumentale edificio della vita spirituale, ch’è la
celebrazione quaresimale. Esso è collocato all’incrocio delle grandi correnti
ideologiche, antiche e moderne, che formano il dramma della vita umana, un
dramma oggi esasperato dalle stesse maggiori affermazioni del genio e della
potenza, per cui l’uomo vive o nell’incubo di moltiplicate paure, ovvero nella
ricerca d’una fondamentale salvezza, che senza Cristo e il suo mistero pasquale,
il mistero della sua Croce e della sua risurrezione, sarebbe vano sperare.
Abbiamo tutti nel cuore la pena di certe presenti situazioni storiche,
politiche, economiche, sociali, come tutti guardiamo con speranza alla
possibilità, vorremmo dire alla facilità, della loro soluzione, che a noi sembra
possa scaturire da una duplice sorgente: la bontà, la misericordia, l’amore, per
dire la vera parola, di Dio, amore che nella tragedia della Croce, cioè nel
sacrificio di Cristo per la nostra salute, si effonde con sconfinata e
misteriosa ricchezza; e l’altra fonte è la forza, se pur limitata, dell’uomo
ritornato alla vera scuola dell’energia morale, della padronanza di sé e del
dono di sé per gli uomini, che visti da questa centrale prospettiva non possono
non chiamarsi fratelli. Attingiamo con la preghiera alla prima fonte, con la
disciplina penitenziale alla seconda. Maria è assisa, nostra alleata, su
l’una e su l’altra.
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