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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 9 giugno 1974
Oggi, Voi lo sapete, è la festa di Dio. La scala della liturgia ci ha
condotti alla sommità, alla celebrazione di quel mistero, nel cui nome noi siamo
stati battezzati e fatti cristiani, ed assunti alla dignità di figli adottivi
del Dio vivente, unico, eterno ed infinito, che ci ha aperto il suo segreto,
quello della Trinità delle Persone, in cui consiste l’Unità della sua Natura
ineffabile, ed in cui a noi si è rivelato: Padre, e Figlio e Spirito Santo.
Questa è la nostra religione, la nostra fede. Invitiamo la vostra pietà a farvi
una sosta di riflessione e lasciarsi illuminare dal suo beatificante mistero.
Ma ora noi ci fermiamo al di fuori, sulla soglia, dove la nostra scienza di Dio
oggi è penombra, è problema, che la mentalità materialista e utilitarista del
nostro tempo crede risolvere negandolo, o sostituendolo con surrogati
insufficienti e pericolosi.
Vorremmo invitare voi tutti a ripensare questa capitale questione della
conoscenza di Dio, la quale, volere o no, si riverbera su ogni campo, sia
dell’essere, sia del pensiero, sia della moralità, e sia della nostra
esperienza: può concepirsi davvero un cosmo senza un Principio creatore e
ordinatore? può costruirsi una filosofia logica e vera, senza il ricorso ad una
Ragione iniziale? e quale sarebbe la nostra esistenza, se fosse orfana
dell’Amore vivente, in cui la nostra vita trova la sua superstite speranza? e
quali saranno l’avvenire e la storia della nostra società, se essa prescinde
radicalmente dalla Verità del Dio assoluto e necessario?
Sono temi alti e difficili ma innegabili, e se rinnegati diventano
ricorrenti, implacabili. Pensiamoci.
Ma beati noi a cui è data la luce, la sicurezza, il conforto, la pace, anzi la
gioia della fede. Siamo abituati a giudicare ogni cosa in funzione del
vantaggio, cioè del bene che tal cosa ci procura. Questo criterio, se pur non
sufficiente a garantirci circa la realtà ch’esso suppone, è, in questo caso,
legittimo: Noi possiamo, anzi dobbiamo concepire la vita religiosa come il
grande complemento, la precoce felicità della nostra esistenza. Che cosa manca
ora a questa nostra esistenza? a ben guardare, le manca il più, quando le manca
Iddio; come all’occhio, se gli manca il sole. Alla nostra vita crepuscolare,
Figli e Fratelli, non manchi almeno il desiderio del sole, cioè la preghiera,
che già del sole divino anticipa qualche felice esperienza e ce ne fa presagire
lo splendore.
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