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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 28 luglio 1974

 

Clima di vacanze! il quale, se non ci fa dimenticare tutti quelli che proprio per le vacanze altrui sopportano un lavoro anche più grave del solito (che Dio li benedica!), ci invita a respirarne l’aura libera e tonificante: sì, le vacanze, specialmente per l’uomo moderno obbligato a occupazioni fisse, sempre impegnative e spesso alienanti, sono necessarie, necessarie per il restauro delle forze fisiche e ancor più per quelle spirituali. È il caso di augurare a tutti: buone vacanze! e di suggerire a quelli che hanno la fortuna di goderle di inserirvi (al posto di qualche libro di assai dubbio buon gusto), la lettura del grande volume della natura, alla quale le vacanze ci riconducono.
Sì, profittiamo della pausa delle ferie estive per ritornare alla visione, alla conoscenza, alla contemplazione del libro immenso, stupendo, magistrale della natura; essa è il documento, innanzi tutto, della nostra terrena e temporale genealogia; essa è la lezione enciclopedica delle innumerevoli cose che ci circondano; essa ci rivela bellezze, che il nostro occhio, di solito miope e distratto per le opere dell’uomo a noi vicine e necessarie, non sa più scoprire e osservare: essa ci apre i panorami di sconfinate immensità, ed insieme ci rivela meraviglie microscopiche incantevoli; essa ci rimprovera d’una quasi abituale dimenticanza, che non fa onore alla nostra mentalità scientifica, e spesso anche ci accusa d’una trascuranza e d’una devastazione, che sanno di oltraggio a paesaggi e a creature meritevoli di rispetto e di ammirazione.

La natura è, sì, soggetta all’opera e al servizio dell’uomo, ed anche al suo intelligente sfruttamento, ma ciò non toglie ch’essa meriti il culto studioso delle sue nascoste ricchezze e delle sue originali bellezze. Anche noi dobbiamo essere per l’«ecologia», di cui oggi tanto si parla, quando, bene inteso, ciò non converta l’uomo da signore in servitore del mondo naturale, ma ci educhi piuttosto all’uso buono, georgico, salutare, estetico, dell’ambiente in cui si svolge la vita umana.
Vorremmo anzi che da questo momento, a cui le vacanze Ci dànno occasioni di intelligente osservazione e di saggia utilizzazione della natura, rinascesse nello spirito un’onda di poesia, non solo arcadica, o neoclassica, o surrealista, ma semplicemente e spontaneamente umana, come un canto nativo del cuore, bisognoso di farsi voce del mondo e d’innalzarsi nel cielo, come quello d’un’allodola, che a suo modo offre lode a Dio creatore. Così noi, con sapienza che comprende, che celebra, e che prega. Con Maria, che canta il «Magnificat», ed ora all’«Angelus» ci invita.

                                         

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