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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 4 agosto 1974

 

Ancora vi parliamo delle vacanze; è un periodo di viaggi, di spostamenti; per molti è un periodo di dispersione, durante il quale si perde il contatto con il proprio nido, con il proprio ambiente, con la propria comunità spirituale, la Parrocchia, o altro focolare di vita religiosa comunitaria. Altri invece, durante il periodo estivo, trovano modo d’incontrare amici, di unirsi a gruppi uniformi e congeniali, di fare escursioni insieme, convegni e congressi insieme, di fondersi in cenacoli di studio, o di preghiera, o di riflessione spirituale.
Vorremmo far notare questo fenomeno: le vacanze, o per deficienza, o per abbondanza, ci rendono sensibili all’aspetto comunitario della nostra vita, familiare, scolastico o professionale che sia; e noi osserveremo quanto importante, e, sotto certi aspetti, quanto sia necessario rilevare questo atteggiamento comunitario per la nostra vita religiosa. Non per nulla la Chiesa, ogni domenica, ogni festa, ci convoca a sé, in assemblea; la parola Chiesa significa appunto assemblea; ed è l’assemblea festiva che ci fa avvertire come noi siamo e dobbiamo essere «Chiesa».

La vita spirituale, la vita religiosa, espressa nella solitudine personale, per eccellente che sia, non può bastare, né da sola ordinariamente sopravvive alla farragine delle esperienze profane, né mai da sola può dirsi completa. La nostra religione è, di natura sua, sociale; essa esige l’ascoltazione della Parola di Dio; esige l’espressione collettiva e corale della preghiera; essa ha subito bisogno di comunicarsi nella carità dei fratelli; essa tende alla comunione col nostro prossimo nella pace, nella concordia, nel perdono per celebrare la comunione eucaristica col Cristo, reso presente nella e per la sua Chiesa.
Questa riflessione, provocata proprio dalla anormalità dei nostri estivi cambiamenti di ambiente, ci deve confermare nella osservanza gelosa e gioiosa del così detto precetto festivo, cioè nella partecipazione alla Messa, che è celebrazione per eccellenza della «Koinonia», cioè della Chiesa, della comunanza di fede, di speranza, di carità, di cui vive il Popolo di Dio, che trova la sua concreta pienezza nella sua singola sede locale, e la sua mistica realtà per la viva inserzione nel corpo mistico di Cristo che è appunto la Chiesa universale, cattolica.
Non sono queste divagazioni astratte, ma sono richiami al realismo religioso, che deve essere per tutti e per ciascuno ragione di vita.

                                       

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