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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 1° settembre 1974

 

Figli e fratelli carissimi!

Noi non faremo oggi commenti alle condizioni presenti del nostro mondo, alcune tanto penose (pensate al disastro ferroviario di Zagabria, ai primi fenomeni della disoccupazione, agli squilibri politico-militari nel Mediterraneo . ..). altre invece, e per fortuna non poche, più serene e promettenti. Noi vi diremo soltanto d’una impressione spirituale che a tale riguardo noi sentiamo nel cuore, e che supponiamo sia da voi stessi condivisa. Ed è l’impressione dominante dell’insufficienza intrinseca delle nostre cose temporali, sia a promuovere sapientemente, sia a reggere efficacemente l’ordine giusto ed umano per esse desiderato, sia poi a rendere gli uomini più virtuosi e davvero più fraternamente uniti fra loro.
Sforzi poderosi e meritori sono certamente in atto, e su larga scala, per risolvere le sempre nuove e rinascenti questioni; ma sembra che tutto sia una fatica di Sisifo, se certe sperate soluzioni sembrano destinate a preparare malanni futuri, piuttosto che a rimediare davvero a quelli presenti (l’idea, ad esempio, quasi ossessiva in molti, di qualche nuova rivoluzione, ovvero lo sviluppo della produzione e del mercato degli armamenti, oppure a certi programmi immorali e inumani per ridurre la natalità, o anche al fatale equivoco che qualifica moderna liberazione la licenziosità dei costumi, ecc.). Si deve riconoscere che manca qualche cosa nel grande e meraviglioso meccanismo della nostra raffinata e fragile civiltà.

Per noi è facile identificare questo attuale ancor più potenziale disordine nella mancanza (voluta da molti, ahimé!) di coefficienti spirituali e morali. Diciamo meglio: religiosi. Il timor di Dio, la concezione religiosa della vita, la presenza operante del Vangelo nella dinamica della storia dell’umanità, la fede. E per noi emerge da tutto ciò un dovere semplicissimo, ma fondamentale, la preghiera, cioè il riferimento della nostra vita al Dio vivo e vero, al Padre trascendente e assistente, che, nell’atto stesso di imputare alle nostre coscienze un’incombente e formidabile responsabilità, effonde nei nostri cuori un’ineffabile virtù di sapervi corrispondere con virile energia e, in ogni caso, con meritorio profitto.
In altri termini, Figli e Fratelli carissimi, bisogna pregare, pregare di più, pregare meglio, con umiltà, con fiducia. Ascoltiamo, nel frastuono delle nostre presenti vicende, la limpida voce di Gesù Signore: «Chiedete, e vi sarà dato . . . E chi è quel Padre tra voi, che al figlio, il quale domanda del pane, gli dia una pietra? Quanto più il Padre celeste darà lo Spirito buono a coloro che glielo domandano» (Luc. 11. 11).
Così, così, con umiltà, con fiducia, in compagnia con la Madonna, che tutto può sublimare, tutto ottenere.

                                         

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