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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 15 settembre 1974
Ieri abbiamo fatto una magnifica escursione spirituale, in onore di San
Tommaso d’Aquino, di cui si celebra quest’anno il settimo centenario della
morte, presso l’Abbazia allora Cistercense, ora francescana di Fossanova; e di
là siamo passati ad Aquino e a Roccasecca, dove l’origine umana del Santo
Dottore ha le sue memorie. Ma non di questo rapidissimo viaggio, né delle sue
cerimonie, né dei suoi discorsi, né degli incontri con Autorità, Personalità e
col Popolo, bellissimi incontri, vogliamo ora parlare; stampa e televisione ne
hanno già dato resoconto. Vogliamo piuttosto dirvi della felice e commovente
impressione del paesaggio e soprattutto delle nuove, innumerevoli costruzioni,
case e stabilimenti, scuole e chiese, campi di coltivazione agricola, belli come
giardini, che noi vi abbiamo osservati. Abbiamo viaggiato nell’andata in
elicottero, che sembra inventato apposta per ammirare dall’alto il panorama,
specialmente nella sua sconfinata ampiezza, come ieri, in un luminoso pomeriggio
di giornata estiva. La nostra meraviglia fu eccitata dalla visione, per noi
nuova della trasformazione di quella terra ciociara e campana. L’avevamo già un
po’ visitata, prima dell’ultima guerra, e in parte anche dopo.
Quale metamorfosi, quale terrestre rinascita, o piuttosto nascita, perché le
colture e le abitazioni, il volto civile insomma non era mai stato, sotto lo
sguardo di Montecassino, così segnato dall’ordine, dal lavoro, dalla prosperità
di questa «umile Italia» virgiliana.
Questo diciamo guardando le cose dall’alto de! nostro osservatorio morale e
sociale; lo diciamo a lode e ad incoraggiamento dei promotori del benessere
economico e civile di quelle e di altre popolazioni, e lo diciamo a tutti, come
ammonimento a positivo operare e come segno di comune speranza per la soluzione
dei non mai del tutto risoluti problemi in favore del Popolo, che ancora ha
bisogno di abitazioni umane e sufficienti, di lavoro assicurato e ordinato, di
fraternità comunitaria e cristiana. Conosciamo tutti i tristi episodi di
violenza, che a Roma, e non solo a Roma, in questi ultimi tempi, hanno funestato
la vita pubblica. Non dobbiamo trarne motivo di scoraggiamento, né di nuovi
disordini, che feriscono al cuore la coscienza della convivenza fraterna; ma,
come proprio oggi, il nostro Cardinal Vicario ha invitato i Fedeli di Roma ad
una preghiera comune, che ottenga da Dio ciò che le risorse umane non possono
completamente dare in questo campo, dove tanto è impegnato il senso della
solidarietà civile e dell’amore cristiano, così noi pure, auspicando, pregando,
operando, dobbiamo concorrere a produrre per la gente bisognosa quel benessere
umano, che è generato dalla giustizia ed è fonte di pace. Noi crediamo,
ritornando col pensiero a San Tommaso, che egli ci dia ragione, e che, con la
Madonna Addolorata dalla Chiesa oggi venerata, anch’egli interceda per noi.
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