 |
III ASSEMBLEA GENERALE DEL SINODO DEI
VESCOVI ANGELUS
DOMINI DEL SANTO PADRE PAOLO VI
Domenica, 29 settembre 1974 Fra le
tante adunanze, riunioni, conferenze, di cui è tessuta la storia contemporanea
alle quali auguriamo buon esito per il bene comune degli uomini, merita, a
nostro avviso, una particolare considerazione questo nostro Sinodo Episcopale,
di cui abbiamo già parlato, per certi suoi peculiari caratteri, in cui, voi
specialmente, fratelli nella fede, potete ravvisare qualche riflesso
meraviglioso del mistero della Chiesa. La sua continuità, ad esempio. Donde
trae origine questo avvenimento, se non in un altro assolutamente unico e
straordinario, che chiamiamo Pentecoste: lo ricordate? Il piccolo nucleo degli
Apostoli, riuniti nel cenacolo con la prima comunità dei fedeli, con le pie
donne tra le quali prima Maria, è investito dal vento, dal fuoco,
dall’entusiasmo profetico, con cui acquistano realtà e dinamismo le parole
pronunciate da Cristo al momento del suo congedo dalla scena di questo mondo:
«Andate e portate il mio messaggio a tutte le genti!». La storia della Chiesa
allora incominciata, e lungo una linea tormentata, ma coerente, vincolata a
quella sorgente e da quella sorgente spinta avanti, da venti secoli, eccola qui,
ininterrotta e viva, ansiosa solo di correre verso un nuovo cammino. Non è
fenomeno dinastico, o politico che la conserva e la sospinge; è una fede, è un
flusso di divina presenza, che la percorre tutta, con la garanzia e l’iniziativa
umana di organi direttivi severamente qualificati, i successori degli Apostoli.
Meraviglioso.
E che cosa studiano e fanno questi lontani e moderni eredi, rappresentanti di
tutta la struttura gerarchica della Chiesa, ora riuniti in un Sinodo episcopale,
diventato mondiale? Risvegliano la coscienza della loro missione; che è quella
di annunciare il Vangelo, supremo dovere, unico interesse, stupendo concerto
d’un solo programma, fraterno e multiforme; non costretti, non retribuiti, non
sicuri, se non dalla fiducia del mandato di Cristo. E con la coscienza
riaccesa pensano insieme a tutti noi, Fratelli, all’arte loro, che è quella di
annunciare il Vangelo, quel sublime, ma difficile Vangelo, che ha nella croce e
nella Resurrezione di Cristo il suo punto focale. È il momento delle mille
questioni! Dove sono i volontari chiamati ad impresa così ardua e sproporzionata
alle forze umane? Noi osiamo affermare: verranno! (Non è vero, giovani, del
nostro secolo, scettico ed eroico?). E dove andranno? Dappertutto; ogni via del
mondo dev’essere percorsa! Non è questa un’altra follia? No; questo è l’impegno,
andare ad ogni Popolo, ad ogni singolo essere umano. La Chiesa è cattolica, è
universale; il mondo l’aspetta. Ma come, ma quando? essa è sempre in partenza,
perché imbevuta d’amore di Dio, e trova logico, trova felice l’amore
all’umanità, al mondo, proprio come Dio: «dilexit mundum», amò il mondo!
Riuscirà un piano così iperbolico? Non si sa, ma quanti motivi per osarne
l’audace tentativo di perenne, instancabile esecuzione! Del resto non è il
successo che è domandato all’apostolato della Chiesa; è lo sforzo, è il dono di
sé, è il sacrificio, è l’amore. L’amore è il regno di Cristo. In questi
giorni specialmente preghiamo, Fratelli e Figli, per essere capaci di
comprendere questo immenso disegno e degni di fare tutti, al posto della nostra
rispettiva vocazione, la nostra offerta al Vangelo. Su l’esempio della Madonna.
|