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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 1° dicembre 1974
Avremmo tante cose da portare a questo colloquio, ma ora una più
d’ogni altra ci preme. Oggi è la prima Domenica dell’Avvento, la Chiesa latina
ricomincia il suo anno liturgico, cioè la sua preghiera ufficiale, il suo culto
comunitario, il suo ciclo di feste e di memorie, commemorativo della vita del
Signore nel tempo, con l’inserzione degli anniversari stabiliti per il ricordo
dei Santi. Che tutta la vita degli uomini si svolga sulla trama del tempo lo
sappiamo, sia che essa vi incida novità di avvenimenti, sia che vi scopra già
incisa la storia di quelli passati. Così pure la vita religiosa della Chiesa
accetta lo schema delle stagioni solari per dare ordine e successione al suo
colloquio con Dio, alla sua scuola spirituale per i fedeli, e, con occhio
retrospettivo e profetico insieme, per rievocare specialmente e per rendere
operanti i misteri celebrati da Cristo durante la sua presenza temporale nel
mondo. Non c’è dubbio che questo voluto e preciso rapporto della vita spirituale
col tempo, questo prestabilito calendario religioso della Chiesa ha
un’importanza enorme nella nostra idea generale della vita e della storia.
A questo calendario soggiace la concezione, nebulosa, se volete, ma l’unica
possibile e vera, del tempo, misteriosa cosa che investe l’esistenza di tutti
gli esseri, della nostra esistenza umana specialmente, che ha nel tempo la sua
culla e la sua tomba; una tomba che, come quella di Cristo, non resta chiusa, ma
diventa una porta sopra un’altra vita, quella eterna, dalla quale questa nostra
giornata di vita terrena acquista un valore sommo e decisivo.
Ci si pensa poco oggi, presi come sono gli uomini dagli interessi immediati, che
subito il tempo consuma. La Chiesa invece, con la sua insonne preghiera, vi
pensa assai, continuamente. Ella ci educa a pensare il tempo come una fase
sperimentale, sommamente responsabile e introduttiva all’eternità; una vigilia
esistenziale verso una vita nuova, più vera e più cosciente; un pellegrinaggio
rivolto ad una meta di pienezza e di felicità. E la concezione intravista dalla
nostra ansia naturale di vivere, di sopravvivere, trova piena e sicura risposta
nella realtà della vita futura promessa alla nostra fede in Cristo, alla cui
Vita divina, eterna vincitrice della morte, la preghiera liturgica e personale
della Chiesa ci vuole, fino dai nostri giorni fuggitivi nel tempo, associare.
Comprendiamo l’importanza di queste verità, comprendiamo l’importanza del nuovo
ciclo liturgico, al quale l’Anno Santo può conferire per ciascuno di noi un
rilievo decisivo. Mettiamo nelle mani di Maria l’orologio della nostra vita
presente, e speriamo così per quella futura.
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