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PAOLO VI

REGINA COELI

Domenica, 21 aprile 1974

 

Ieri nel pomeriggio, siamo stati all’«Angelicum», l’Università domenicana, dove si è riunito in questi giorni un numeroso Congresso internazionale di Studiosi, in occasione del settimo centenario dalla morte di Tommaso d’Aquino, grande santo, grande filosofo e grande teologo, una delle maggiori e migliori figure della storia della cultura medioevale ed europea, personalità di fama mondiale, e d’importanza attuale, moderna.
Abbiamo voluto onorare anche noi, con un atto di presenza almeno, questo maestro del pensiero, al quale tanto deve la scuola, la civiltà, la Chiesa; e lo abbiamo fatto con un voto speciale nel cuore: quello che le nuove generazioni, i giovani, vogliamo dire, gli Studenti, gli Studiosi, i Maestri, i Politici, i Giornalisti, gli operatori, insomma, del pensiero e della parola, trovino in questo sapiente dottore l’« arte del pensare bene », dicevamo con Pascal, cioè esercitando la divina (divina in similitudine) facoltà della intelligenza per un’organica e razionale ricerca e conquista della Verità, fino alle sue irradiazioni superiori, oltre la zona sensibile e sperimentale, oggi tanto aperta e seducente; nella sfera, non solo matematica e scientifica, dove oggi il sapere trionfa, ma anche in quella dei sommi principii, che rendono il problema dell’essere, e quindi quello di Dio, e di conseguenza quello della nostra vita, di supremo ed esaltante interesse.

San Tommaso, con le sue preferenze aristoteliche, cioè realiste, ci può condurre per questi sentieri, senza nulla disconoscere della verità contenuta in ogni altro sistema filosofico, e senza precludere alla ricerca umana un possibile continuo progresso; e giunto alle soglie della rivelazione divina, lungi dal rifiutarla, cerca di accoglierla nei suoi recipienti razionali e soprarazionali, cioè religiosi e mistici, sempre con duplice rigoroso rispetto: all’uomo, discepolo, e alla Parola di Dio, maestro di ulteriori salvifiche Verità.
Pensavamo così ad un altro Tommaso, a quello del Vangelo, Didimo, di temperamento sotto certi aspetti affine a Maestro Tommaso, ragionatore positivo, come tanti moderni «se io non vedo, io non credo»; ma che poi all’incontro vivo con Cristo, si arrende ed esclama: «Mio Signore e mio Dio» (Io. 20, 28); quasi a preludio della meravigliosa liturgia del Corpus Domini, composta da San Tommaso d’Aquino per Orvieto (1264).
Pensiamo un po’ a queste belle cose, recitando il «Regina Caeli».

                                       

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