 |
PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 2 febbraio 1975
Noi abbiamo ancora nell'animo lo splendore ed il candore della
bella ed eloquente liturgia testè celebrata qui, nella Basilica di San
Pietro, festeggiando due fatti della prima infanzia, primo quello di Gesù,
presentato al Tempio, dopo quaranta giorni dalla sua nascita, e secondo quello
di Maria, la privilegiata Vergine e Madre, che accetta per sé il rito legale
della Purificazione, rivolto per lei non certo a riparare, ma ad onorare la
sua immacolata innocenza; erano presenti con i Fedeli alla cerimonia Sacerdoti
e Candidati al Sacerdozio, Religiosi e Religiose in folla, tutti cultori forti
e lieti di quella castità della carne, che fa risplendere anche nel corpo la
luce dello spirito. Poi i lumi: noi abbiamo distribuito e fatto distribuire a
tutti i rappresentanti delle istituzioni ecclesiastiche, religiose e
cattoliche presenti al rito un cero. Gli altri anni, in questa occasione, la
«Candelora» così detta, erano loro che offrivano a noi, ciascuno a nome della
propria istituzione, un cero; quest'anno, Anno Santo, abbiamo noi voluto fare
a loro la simbolica offerta.
Il linguaggio dei simboli è molto espressivo nel campo
liturgico; qui esso parla di luce, la luce della Purificazione, la luce della
Madonna, la luce del costume cristiano, che noi vorremmo splendente in tutto
il Popolo di Dio, e specialmente in quelli che nella Chiesa hanno l'onore e la
funzione di professare la vita spirituale come somma espressione della loro
esistenza. Nel Sabato Santo il lume ancora ritornerà a risplendere nel rito e
nel popolo, ma allora sarà il «Lumen Christi», la luce di Cristo, la luce
per eccellenza, la luce ch'è la Vita, la luce della fede che splende nelle
tenebre. Qui il cero ha principalmente un significato morale; è un'oblazione
d'una propria luce, che ardendo si consuma, in amore e in esempio. La luce del
costume cristiano e del sacro celibato, sulla quale soffia il vento sinistro
della licenza e del vizio; una luce, che l'Anno Santo dovrebbe riaccendere e
proteggere con gelosa e sapiente coscienza. Qui la bellezza incontra la pietà
e l'onestà della vita cristiana. Accettiamo, come se ci venisse dalle mani
pure e gentili della Madonna, questo lume eloquente.
|