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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 23 marzo 1975
Sono le Palme, sono specialmente i rami degli
olivi che caratterizzano d'un simbolismo gentile e festivo la liturgia di
questa domenica, la quale rinnova l'accoglienza popolare ed acclamante del
popolo fatta a Gesù alle porte di Gerusalemme; a Gesù che così è
riconosciuto pubblicamente come il Cristo, come il Messia atteso da secoli. Ne
abbiamo noi stessi questa mattina, come sapete, celebrato il rito eloquente su
questa Piazza, circondati da una magnifica gioventù, pensosa, inneggiante ed
orante. Codesti rami di olivo, mentre rievocano reminiscenze liete e sacre (Gen.
8, 11; Io. 12, 13; Peregr. Aetheriae 30, 31) nel nostro spirito, riportano il
nostro pensiero all'attualità storica dei nostri giorni, la quale non
consente purtroppo che l'olivo dia al mondo il suo annuncio di riconciliazione
e di pace.
La pace non è oggi in diverse regioni del mondo.
Nonostante gli impegni, nonostante le trattative, nonostante le speranze la
pace non è sull'orizzonte del mondo, non negli animi, non nei Paesi che tanto
ne hanno bisogno. Che cosa faremo dei nostri rami d'olivo, benedetti dalla
celebrazione della prossima Pasqua? Figli e fratelli, non li lasciate cadere
nella delusione; non vanificate il valore del loro simbolo di giustizia, di
concordia, di serenità e di fratellanza! Ma quanto più l'ora storica segna
conflitti e dolori, e minaccia tempeste, teneteli stretti codesti segni di
amore e di pace! Di quella pace che il mondo da sé non sa dare; ma che Cristo
può invece ottenerci, se a lui siamo fedeli, con la fiducia nella virtù
vittoriosa della sua bontà e della sua misericordia, nell'adesione alla sua
Parola, ancora oggi profetica d'un mondo nuovo ed umano. Ci esorta a tanto
Maria, Regina della Pace!
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