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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 21 settembre 1975

Nell'alterna vicenda di questa nostra vita temporale noi sperimentiamo un fenomeno d'intensità di cose buone e di cose tristi, che appunto perché più vivamente sentite noi facciamo oggi tema della nostra familiare preghiera festiva (Cfr. Lumen Gentium, 8, in fine).Cose buone: quante! fra tutte quella della scorsa settimana della canonizzazione della prima Santa americana, Elizabeth Seton, che sarà seguita da una costellazione di nuovi Santi e Beati, che la Chiesa propone all'ammirazione, all'imitazione, alla fiducia del Popolo di Dio. Veramente quest'Anno Santo ci fa godere di visioni primaverili nella nostra comunione ecclesiale, non solo qui, a Roma, di cui un flusso straordinario e mirabile di Pellegrini celebra, nonostante certe difficoltà, il carattere storico e sacro, ma un po' dappertutto nel mondo libero. Benediciamo il Signore, e preghiamo affinché i valori della civiltà, della prosperità, della pace siano assicurati a tutto il mondo ed estesi a tutti i Popoli. È il nostro voto continuo. E cose tristi! E tante sono, come sapete e potete immaginare. Se ne facciamo menzione è per raccomandarle alla vostra implorante preghiera.

Fra quelle che oggi feriscono il nostro cuore pastorale vi sono alcune che segnaliamo alla vostra umana e cristiana sensibilità. I condannati a morte dei terroristi di Spagna, dei quali noi pure deploriamo le gesta criminali, ma che vorremmo redenti da una giustizia che sa affermarsi magnanima nella clemenza. I fatti delittuosi d'Irlanda, che tanto più ci addolorano quanto meno vorremmo che il carattere religioso di quel Paese benedetto fosse compromesso da attentati e delitti di sangue e di incivili disordini, e sottoposto poi a repressioni difformi dalla tradizione civile e, tanto meno accette in quanto sono ritenute non equanimemente applicate. E poi abbiamo il Libano! il Libano, modello finora per noi e per il mondo di pacifica convivenza e di proficua collaborazione di popolazione cristiana (variamente composita anch'essa) e di popolazione musulmana, ora invece, improvvisamente e furiosamente discordi, quando solo una concordia leale ed amica può assicurare l'unità omogenea e il significato internazionale di quel caro Paese. Per tutti questi Paesi, e per quant'altri sono afflitti da discordia o da pesanti e parziali dominazioni, preghiamo, figli e fratelli, a nostra e a comune consolazione e speranza.

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