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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 5 ottobre 1975

Una devozione popolare e tradizionale, ma a sfondo contemplativo ed evangelico, tante volte elogiata e raccomandata dai nostri Predecessori, dal Papa Leone XIII specialmente, assegna il mese d'ottobre al culto della Madonna, onorata e invocata con la preghiera del santo Rosario. Ebbene, ne facciamo oggi un cenno particolare, affinché il Rosario ritorni nelle buone usanze del Popolo cristiano. Lo dice molto bene il nostro Cardinale Vicario oggi in un suo Invito al Clero ed ai Fedeli di Roma. Noi avremo presenti con i Malati alla Santa Messa del pomeriggio, su questa Piazza, anche i cultori del Rosario. Questo noi ora diciamo perché avvertiamo un cresciuto bisogno di preghiera. Per ristabilire l'ordine delle anime: siamo oggi, nella vita moderna, tutti tanto distratti; il progresso, in un certo senso, lavora contro di noi; ci assorbe, ci estroflette, ci illude di favorire lo sviluppo della nostra vita personale, mentre questa si svuota, assorbita com'è da un crescente interesse di immagini vane e di occupazioni esteriori; viviamo più fuori di noi stessi, che non a colloquio con la nostra coscienza e con le Realtà religiose, sovrastanti la nostra vita e reclamanti il colloquio filiale e l'omaggio della nostra fede parlante.

E poi abbiamo necessità di pregare di più per ottenere un maggiore influsso della causalità divina, e dell'assistenza della comunione dei Santi, dove Maria è Madre e Regina, nell'ordine, anzi nel disordine delle nostre cose temporali, nel mondo. Queste cose non tutte vanno bene. Guardate; fenomeni che denunciano la debolezza della nostra pedagogia: dove va, dove arriva certa gioventù del nostro tempo? Guardate le condizioni economiche della nostra società: essa sembra presa alla gola dalla paura della fame e della miseria. Guardate la vita internazionale: pare che i Popoli siano tentati di retrocedere alle forme fatali e incivili delle contese ideologiche, politiche, militari, nazionalistiche, senza base comune d'umano idealismo e di amore cristiano. L'orizzonte della storia si fa scuro di nuovo. Abbiamo bisogno che un'attiva corrente soprannaturale di saggezza e di carità s'innesti più abbondante e più misericordiosa nel groviglio inasprito dei fattori puramente naturali e profani dell'umana vicenda. La preghiera vuol essere appunto il canale di questa divina corrente prodigiosa, che può condurre a buon fine ogni gioco infausto delle causalità umane. Occorre pregare, pregare di più, ripetiamo; e Maria ci può essere maestra sovrana e socia sublime della nostra balbettante orazione.

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