 |
PAOLO VI
ANGELUS
DOMINI
II Domenica di Avvento
7 dicembre
1975
Noi vorremmo che questa nostra umile voce avesse le ali, e
varcando terre e mari arrivasse fino a Nairobi, nel Kenia, nell'Africa
Orientale, dove sta per concludersi, dopo due settimane di riunioni, la quinta
«Assemblea del Consiglio ecumenico delle Chiese», non cattoliche, ma in
cerca di quell'unità (Cfr. Io. 17, 21), che Cristo ha voluto fosse essenziale
e fondamentale prerogativa dell'umanità organicamente aderente ad un'unica
fede nella sua Parola, animata da un'unica carità nello Spirito Santo (Cfr.
Eph. 4, 3 ss.), e compaginata in un unico corpo mistico e visibile, ch'è la
Chiesa edificata dal Signore (Cfr. Matth. 16, 18; Col. 1, 18; etc.).
Noi vorremmo rinnovare ai Rappresentanti delle molte Chiese e
Comunità cristiane, più di duecento!, riuniti a Nairobi il nostro rispettoso
e cordiale saluto; vorremmo dire loro la nostra compiacenza per la scelta del
tema principale delle loro discussioni, in qualche modo, ma intenzionalmente
parallelo a quello del nostro Anno Santo: «Cristo libera ed unisce»;
vorremmo con loro consolarci del proposito, sempre più esplicito e urgente,
anche se evidentemente ostacolato dalla marcata e profonda diversità di
concezioni e di opinioni dei suoi aderenti, di raggiungere finalmente il
traguardo della vera unità; vorremmo assicurarli della nostra benevolenza,
alimentata dall'invocazione dolorosa e fiduciosa a Cristo Signore: «Vedi, o
Maestro, o Salvatore, questi Fratelli, ora tanto pensosi e volenterosi: quando
sarà che Tu, Signore, come hai profetizzato, li condurrai all'unico ovile?»
(Cfr. Io. 10, 16); «e quando Tu, Salvatore, in virtù della Tua croce,
riunirai tutti i figli di Dio, che erano dispersi, nell'unità?» (Cfr. Io.
11, 52).
Sì, abbiamo pregato e pregheremo ancora, affinché questo
grandioso e divino disegno, quasi inverosimile al lume naturale della nostra
esperienza storica, possa realizzarsi nonostante la nostra insufficienza e il
nostro demerito. Ma intanto scongiureremo voi, Figli della Chiesa cattolica,
di dare l'esempio generoso dell'unità auspicata; dell'unità interiore nella
Chiesa stessa. Perché alcuni infedeli, alcuni dissidenti, e diffidenti,
alcuni e non pochi contestatori, proprio nel cuore dell'unità ecclesiale?
Come potranno fondersi in essa i Fratelli, che ne sono alle soglie, se
nell'interno stesso della nostra amatissima Chiesa cattolica vige la discordia
e l'amarezza degli animi? (Cfr. Patema cum benevolentia, 8 dicembre 1974: AAS
67, 1975). E chiederemo a tutti i presenti e lontani di pregare, di pregare
ancora affinché si realizzi per noi il mistero dell'unità! A tanto Maria, la
Madre, tutti ci guidi.
Quindi Paolo VI rivolge un saluto particolare al gruppo dei
dipendenti della società Stefer convenuti in San Pietro per celebrare il
Giubileo. Sappiamo che sono qui presenti i mille dipendenti della Società
Stefer-Regione Lazio, che hanno celebrato stamane il loro Giubileo.
Vi salutiamo di gran cuore: ci compiacciamo perché vi siete
associati alle intenzioni dell'Anno Santo, come gli altri pellegrini di tutte
le parti del mondo, del cui fervore siete stati certo testimoni in ragione del
vostro servizio e vi ringraziamo anche della collaborazione prestata per parte
vostra, col quotidiano lavoro, a un avvenimento tanto importante, che resterà
segnato a caratteri d'oro nella storia religiosa del nostro secolo. Il Signore
Gesù tutti ricompensi e sostenga; e nel suo nome vi benediciamo unitamente
alle vostre care famiglie.
|