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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Solennità dell'Assunzione della Beata
Vergine Maria Domenica, 15 agosto 1976
Oggi la festività dell’Assunta ci richiama a pensieri di cielo, a
pensieri di gioia: gioia anche per noi, sui quali si riflette - nell’attesa e
nella speranza - la felicità senza nubi e senza confini che è venuta a coronare,
al termine della vita terrena della Madre di Dio e Madre nostra, un’esistenza
intessuta di grandi gaudii, ma anche di tanti dolori.
Ed alla gioia, fondata nella fiducia in Dio e nelle sue promesse, noi
vogliamo invitarvi.
Che se non fosse per questa fiducia, per la sovrannaturale speranza che ci
ispira la Provvidenza divina, troppe ragioni avrebbe il nostro cuore per
sentirsi, invece, piuttosto oppresso dalla tristezza, per le notizie, che da
tante parti ci giungono, di dolori che colpiscono popoli e genti tutte a noi
carissime, non foss’altro per le sofferenze che le rendono particolarmente
meritevoli del nostro affetto e della nostra volontà di aiuto.
Troppo lungo sarebbe l’elenco di tali sofferenze, anche a non menzionare
quelle che sono frutto di ingiustizie o di oppressioni ormai consolidate e che,
proprio per questo, meno commuovono l’opinione pubblica. Ma, per limitarci a
quelle che in questi giorni maggiormente, e quasi violentemente, sono venute a
scuotere la coscienza dell’umanità come non accennare almeno - oltre che
all’ancor sempre attuale dramma dell’Irlanda del Nord - agli avvenimenti
sanguinosi che hanno sconvolto la vita, già per molti altri motivi così inquieta
e sofferente, delle popolazioni dell’Africa australe? E come non parlare ancora
della continuata, angosciosa tragedia del Libano?
A questo Paese si sono costantemente rivolti i nostri pensieri, le nostre
preoccupazioni, sin da quando la sua vita esemplarmente pacifica, nell’armonia
delle sue diverse componenti, è stata turbata da conflitti divenuti ogni giorno
più gravi e, all’apparenza almeno, insolubili.
Ne sono testimonianza gli appelli da noi più volte ripetuti, le Missioni da
noi inviate sul posto, per conoscere, per confortare, per soccorrere, per
incoraggiare alla ricerca di composizioni eque, onorevoli, pacifiche. A tutti i
responsabili la Santa Sede si è rivolta, con pari fiduciosa apertura, con uguale
rispettosa considerazione: sia alle diverse parti libanesi, sia ai
rappresentanti delle popolazioni palestinesi che nel Libano avevano trovato
ampia ospitalità ed alle quali noi abbiamo procurato di non lasciar mancare, sin
dall’inizio, da anni, assistenza e conforto, specialmente per il tramite
dell’azione generosa, silenziosa, perseverante della Pontificia Missione nel
Medio Oriente.
Mantenendoci doverosamente estranei ai conflitti politici, abbiamo procurato
di fare quanto ci era possibile per favorirne la soluzione.
Piuttosto che ricorrere a pubbliche denunce o condanne – anche quando la
parte cristiana ebbe a subire danni, rovine, vittime - abbiamo preferito
un’azione discreta ma continua in favore della giustizia - per tutti, nessuna
parte esclusa! - e della conciliazione.
Oggi il nostro cuore soffre con quanti soffrono per i recenti deplorevoli
eccidi, e trepidano per il loro futuro. E ancor oggi la nostra parola è parola
di comprensione, di partecipazione, di incitamento a non ripiegarsi sul passato,
in spirito di rivalsa o di vendetta, ma a ricercare coraggiosamente e
generosamente le intese che, oltre le rovine accumulate dalla troppo lunga
lotta, consentano di guardare ad un futuro più sereno per tutti.
Perché, questo voto divenga realtà, per tutte le vittime dei conflitti e
della cattiveria umana, specialmente per i più deboli e i più indifesi,
rivolgiamo la nostra preghiera al Signore, per l’intercessione della sua Ss.ma
Madre.
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