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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 10 ottobre 1976

 

I giornali oggi offrono tema alla nostra esortazione festiva: parlano di nuovi pesi fiscali, parlano di austerità, parlano di difficoltà economiche generali, che rattristano la vita di tutti. Vi è certo una ripercussione spirituale per questi disagi che turbano il benessere comune e inaspriscono il malessere già grave di molti.

Noi, che vogliamo essere fedeli discepoli del Vangelo, non dovremmo essere impreparati a sopportare coraggiosamente questa intemperie dei bilanci pubblici e privati; prima di tutto perché sappiamo che la privazione dei beni temporali ci può educare a quella povertà di spirito a cui è promessa la ricchezza presente e futura del Regno dei cieli, cioè della pienezza di vita a cui Cristo ci conduce. È già gran cosa; anzi è la più importante; ci difende dalla tanto facile illusione di credere che la felicità sia nell’abbondanza e nel godimento della fortuna materiale. In secondo luogo ci rende rispettosi del pane quotidiano per noi, facendoci evitare gli abusi della pigrizia, dell’intemperanza e dello spreco; per gli altri, rendendoci maggiormente solleciti a soccorrere i bisogni del prossimo, che sono tanto più degni d’essere compresi, aiutati e condivisi quanto meno hanno rimedio nel consueto equilibrio economico e sociale.

A questo proposito, quanto noi dobbiamo essere ammirati e riconoscenti per coloro, enti pubblici o iniziative private che siano, che nelle recenti calamità hanno saputo moltiplicare soccorsi ed aiuti per le popolazioni e per le persone singole colpite da impreviste e tremende sventure! Il bilancio del bene è spesso cresciuto in proporzione ai danni del male; il valore morale e sociale di questi gesti benefici, di estensione collettiva e di carattere spontaneo, hanno dimostrato ancora una volta una bontà di popolo, che ci sembra capace di far scaturire, anche dal nostro tempo, quella civiltà dell’amore, che a noi piace auspicare.

Non sarà l’austerità, temperata da convenienti sostegni, a indebolire la nostra nuova generazione, a spegnerne le speranze, a dividerne gli animi; ma sorretta da vigore religioso e morale, essa sarà allenamento di fortezza personale e di fratellanza civile. Con umile, ma con franco passo, quel San Francesco, di cui abbiamo in questi giorni celebrato anniversaria memoria, già ci insegna la via, cantando in perfetta letizia; e Maria, regina dei Poveri, lo precede.

                     

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