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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 7 novembre 1976
Noi siamo ancora col pensiero dei nostri Defunti nel cuore. Quella
commemorazione così triste e pia dei Morti, che furono nostri, dai quali noi
stessi abbiamo ricevuto la vita, per un mandato divino infuso nella natura, e
dei quali molti abbiamo goduto la conversazione nel tempo che li ha portati via,
ci ha riempito l’animo di pensieri gravi, difficili e incancellabili, e, volere
o no, determinanti nel nostro modo di concepire questa nostra esistenza
presente, e di presagire quella futura.
Abbiamo ancora una volta pensato alla precarietà della nostra vita
presente; siamo noi stessi morituri: «viene la notte in cui più nessuno può
operare» (Io. 9, 4). Che cosa rimane del nostro essere attuale? Solo una
memoria nei sopravvissuti che poi svanisce con loro? e che cosa è la morte? un
vuoto, un nulla? una fine senza fine? E la nostra coscienza d’immortalità è
sicura, o è un’illusione?
Qui la parola del Maestro della vita, che è Cristo, ci rassicura, e sola ci
garantisce della nostra permanenza nell’esistenza vittoriosa sulla morte: «chi
crede in me non morrà in eterno» (Ibid. 11, 26). Così, una lampada divina
si accende sull’abisso dell’al di là. Sì, di là la nostra vita continua, anzi si
afferma e si sviluppa: una visione beatifica assorbe ed esalta chi è passato nel
mistero dell’oltre tomba, dell’eternità: «Noi lo vedremo », Lui, il Dio ora
invisibile e sempre onnipotente, « lo vedremo com’egli è» (1 Io. 3, 2).
«Noi non vogliamo poi lasciarvi nell’ignoranza, fratelli, circa quelli che
sono morti, perché non continuiate ad affliggervi, come gli altri che non hanno
speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato; così anche quelli
che sono morti, Dio li radunerà per mezzo di Gesù insieme con Lui». È S. Paolo
che ce lo insegna (1 Thess. 4, 13-15).
Tutto quindi dipende dal nostro essere con Cristo, qui, ora, nel tempo. La
vita presente non solo non è svalutata dalla morte, che sopra le incombe, ma
essa diventa estremamente preziosa, se buona, se cristiana. Preziosa ed intensa:
«camminate, finché è giorno» ci ammonisce il Signore (Io. 12, 35): il
tempo è un dono prezioso! Questa grande meditazione sui destini umani ci fa
umili, buoni, laboriosi, vigilanti.
Che Maria ci sia propizia «in hora mortis nostrae. Amen».
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