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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 30 gennaio 1977

 

Alle donne, oggi un riverente saluto; alle Madri, alle Sorelle, alle Figlie del Popolo di Dio, alle quali, per tramite della nostra Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede è giunta la parola rivolta direttamente ai Vescovi, circa la soluzione negativa data alla questione, diventata pressante in questi ultimi anni, dell’ammissione delle Donne al Sacerdozio ministeriale.

Questo documento merita d’essere conosciuto, anche se non dice nulla di nuovo circa la questione stessa, ma conferma la dottrina e la prassi di sempre, secondo cui l’ordinazione al ministero sacerdotale è riservata agli uomini (a quelli, s’intende, che per vocazione e per elezione ecclesiale siano chiamati a tale funzione nella Chiesa) e non è accessibile alle Donne.

Il femminismo moderno, anche quello sano e religioso, a cui va il nostro rispetto e il nostro favore, chiede insistentemente ragione di questa disuguaglianza: perché solo gli uomini e non le Donne possono essere investiti del Sacerdozio? Osserviamo subito: disparità di funzione non comporta diversità di dignità nell’ordine oggetto della grazia, e quindi menomazione nella gerarchia della carità e della santità (Gal. 3, 28), dove la Donna, e Maria lo dimostra, può avere i primi posti, e non solo passivi, ma anche attivi nell’esercizio di tante virtù con larghissimo raggio benefico e sociale.

Ma la ragione vera è che Cristo, dando alla Chiesa la sua fondamentale costituzione, la sua antropologia teologica, seguita poi sempre dalla tradizione della Chiesa stessa, ha stabilito così. Che in un coro di voci umane vi sia il tenore e vi sia il soprano, e con quale differenza e insieme con quale armonia di effetti artistici, non è una preferenza per l’uno e un torto per l’altra, ma un ordine, fondato sull’essenza delle persone che lo compongono, una bellezza che ha per origine la sapienza ontologica della natura, cioè di Dio creatore.

Ma lasciateci invitare la Donna, anche nello scioglimento di questo nodo, reso indebitamente fastidioso da alcune forme di intemperante femminismo, a comprendere come la Chiesa non intenda emarginare la sua preziosa funzionalità nel disegno integrale del regno di Dio ed anche in quello del regno temporale. Ripeteremo anzi alla Donna la fiducia nella incomparabile e indispensabile collaborazione, esortandola a compiere con novella coscienza e accresciuto vigore la sua missione di pietà, di saggezza, di virtù, di amore, che la fa, come la Madonna, maestra e regina.

                                 

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