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PAOLO VI
ANGELUS DOMINI
Domenica, 6 marzo 1977
La nostra umana e cristiana sensibilità è ferita dalle sciagure di
questi giorni: come non essere addolorati e commossi dalla tragica sorte dei
giovani e dei loro capi sfracellati nella caduta dell’aereo sul monte Serra?
Povere, care vittime del vostro generoso servizio! E poi: il terremoto in
Romania: soffriamo anche noi per tante vittime di così vasta e inesorabile
sventura e ci associamo al dolore d’un Paese anche a noi caro per tanti motivi.
E le situazioni di non pochi Paesi Africani? E le rovine, le discordie e i
bisogni del Libano dalle piaghe ancora sanguinanti? e i Paesi dell’Estremo
Oriente tuttora piangenti in silenzio? e l’Irlanda senza pace? e i Popoli divisi
dentro loro stessi da implacabili discordie civili e politiche? di cui Roma
stessa ha subito ore tanto infelici!
È questo il cammino di fratellanza e di pace, che andiamo proclamando e
promovendo? è questo lo sforzo di rinnovamento illusorio in cui tanta gioventù
consuma amaramente i suoi ideali e le sue energie?
La tristezza di questa ora, che palesa le rinascenti infermità del mondo
umano, ci fanno immensamente soffrire, ma non temere, non disperare.
La Pasqua, alla quale ci avviciniamo, ancora ci è scuola di fortezza morale e
sorgente di speranza. Anzi essa ci avverte che proprio dalle avversità della
vita, con Cristo divino Redentore, maestro e fratello, può scaturire uno stimolo
nuovo, un inesauribile conforto per una civiltà che da sé può sognare e
preparare nuovi piani di progresso, ma non può da sé condurli a buon termine.
Dovremo essere tutti più forti e più buoni, sostenuti dalla fede e dalla
preghiera. Dovremo fare delle pene e delle difficoltà, che tormentano il nostro
difficile cammino, argomento di invincibile ottimismo, dando a Dio Padre la
nostra umile fiducia, al suo trascendente ma vero ideale religioso nuove
ragioni, nuove forme per affermarsi e per diffondersi nella realtà delle umane
contingenze. Per questo noi confidiamo, sì, nella saggezza degli esperti e non
meno nell’idealismo dei giovani. E invitiamo tutti, con la Croce di Cristo nel
cuore, a vincere il male col Bene (Rom. 12, 21).
Anche in questo Maria ci è propizia.
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