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PAOLO VI

ANGELUS DOMINI

Domenica, 3 aprile 1977

 

Noi vi esortiamo oggi a godere di questo giorno per il simbolo che lo rende popolare; e sono le palme, sono i rami d’olivo, con cui è stato acclamato Gesù come Messia, in un suo ingresso volutamente pubblico a Gerusalemme, come abbiamo detto celebrando, questa mattina, la Santa Messa in San Pietro. Gesù, riconosciuto come Re pacifico, fondatore della civiltà dell’amore, la civiltà della pace.

Che cosa sia costato a Gesù essere il Messia, essere il Cristo, essere la Vittima del suo amore e della nostra pace, Egli ce lo dirà, nei prossimi giorni della Settimana Santa con la celebrazione della Passione del Signore. Ma intanto accogliamo con immensa gioia e con consapevole gratitudine il messaggio di pace che Gesù Cristo ha portato a noi e al mondo; e convertiamo in preghiera il nostro gaudio: O Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, dona a noi la pace!

La pace dei cuori, la pace delle coscienze noi chiederemo al Signore, che è venuto «per riconciliare tutte le cose in Lui stesso, rappacificandole con il sangue della sua croce» (Cfr. Col. 1, 20).

E preghiamo affinché la sua pace, umana, civile, spirituale renda fratelli gli uomini fra di loro e all’istinto dell’egoismo, dell’inganno, della delinquenza succeda lo spirito del mutuo rispetto e della collaborazione.

Così, Fratelli, preghiamo affinché l’olivo della pace saluti i Popoli nel loro internazionale consorzio: episodi, sintomi, e fremiti di guerre insorgono ancor oggi nella vita del mondo, e paralizzano il progresso della pacifica convivenza, risvegliando odi e cupidigie, e armando terribilmente una pace precaria e minacciosa, tristezza d’una civiltà mal sicura di sé.

Voi, giovani; voi fanciulli agitate l’olivo di Cristo, e assicurate così al mondo la nuova sua Pace! Che la Madonna ci assista e ci benedica.

                       

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