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PAOLO VI
REGINA COELI
Solennità della Pentecoste Domenica, 29 maggio 1977
Oggi è Pentecoste. È una festa fra le più grandi nella storia del
mondo. Essa celebra la missione dello Spirito Santo. È un avvenimento che ha Dio
stesso operante nell’umanità. È una rivelazione dell’ineffabile vita di Dio, uno
nell’Essenza, trino nelle Persone, che entra in una nuova e superlativa
comunione con questa minima creatura che è l’uomo, e gli infonde una sua nuova
presenza, una sua nuova capacità di azione, un suo nuovo perenne destino. Non
avremo mai meditato abbastanza questo fatto straordinario. Noi possiamo
ammirarne un duplice aspetto, estremamente interessante, l’uno e l’altro
proveniente dalle profondità di Dio stesso.
Il primo aspetto è personale, è la grazia, è la convivenza santificante dello
Spirito Santo, e viene nella singola anima umana e la vitalizza per un superiore
grado di esistenza e di operazione (Io. 14, 23; 1 Cor. 3, 16;
Rom. 8, 11. 26). È la santità personale, talora perfino carismatica,
della umile e fragile virtù dell’uomo sublimata a livello divino (Rom. 8,
16).
L’altro aspetto, oggi particolarmente festeggiato, è quello sociale; è quello
che costituisce l’anima della Chiesa; ne compagina l’unità, ne accende la
carità; e poi ne caratterizza le diverse operazioni. Noi siamo tutti, mediante
l’unico Spirito, un solo corpo, ma con diverse funzioni (Ibid. 12, 4; 1
Cor. 10, 17; 12, 4-31). Da questo dono divino dell’unità nella carità
sono esclusi, commenta S. Agostino, quelli che si oppongono alla grazia della
pace (S. AUGUSTINI Sermo 271: PL 38, 1246).
Perciò aprendo i nostri animi al vento e al fuoco della Pentecoste dobbiamo
avere il culto della pace fraterna, il gusto della vera socialità cristiana ed
ecclesiastica, senza di che il mistero dello Spirito Santo diventerebbe per noi
«motivo di responsabilità, non di fortuna» (S. AUGUSTINI Sermo 271: PL
38, 1246).
E la Madonna, mistica madre della Chiesa, ci educhi a tanto mistero.
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