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PAOLO VI INVESTIGABILES DIVITIAS CHRISTI Lettera apostolica ai Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi dell'intero mondo cattolico, nel secondo centenario della istituzione della festa liturgica in onore del SS. Cuore di Gesù.
VENERABILI FRATELLI
L'imperscrutabile ricchezza di Cristo (Ef 3, 8), sgorgata dal fianco
squarciato del Redentore divino nel momento in cui, morendo sulla croce, egli
riconciliò col Padre celeste il genere umano, è stata posta in luce così fulgida
in questi ultimi tempi dai progressi del culto al Ss. Cuore di Gesù, che
lietissimi frutti ne sono derivati a beneficio della Chiesa.
In tal modo, avveniva che, dopo appena settantacinque anni
dalla morte dell'umile Suora Visitandina, entrassero in uso la festa liturgica e
particolari riti in onore del Ss. Cuore di Gesù: e tutto ciò era accolto non
soltanto dal Re, dai Vescovi e dai fedeli della Polonia unitamente ai membri
dell'Arciconfraternita Romana del S. Cuore, bensì anche dalle suore dell'Ordine
della Visitazione, da tutta quest'alma Città, dai Vescovi e dalla Regina della
Nazione Francese, dai superiori e dai religiosi della Compagnia di Gesù, sicché
in breve tempo il culto del S. Cuore si estese a quasi tutta la Chiesa,
suscitando nelle anime cospicui frutti di santità.
Ecco pertanto i
Nostri desideri, la Nostra volontà: che cioè, in questa occasione, l'istituzione
della festa del S. Cuore, messa opportunamente in luce, sia celebrata con degno
rilievo da voi tutti, Venerabili Fratelli, che siete i Vescovi della Chiesa di
Dio, e dalle popolazioni a voi affidate. Desideriamo che a tutte le categorie
dei fedeli siano spiegati nel modo più adatto e completo i profondi e reconditi
fondamenti dottrinali, che illustrano gli infiniti tesori di carità del
Sacro Cuore; e che si indìcano particolari funzioni sacre, che accendano sempre
di più la devozione verso tale culto, degno della più alta considerazione, allo
scopo di ottenere che tutti i cristiani, animati da nuove disposizioni di
spirito, prestino il dovuto onore a quel Cuore divino, riparino gli innumerevoli
peccati con attestazioni di ossequio sempre più fervorose, e conformino l'intera
vita ai precetti della vera carità, che è il compimento della legge (Cf
Rom 13,10).
Ma in
primo luogo desideriamo che, per mezzo di una più intensa partecipazione al
Sacramento dell'altare, sia onorato il Cuore di Gesù, il cui dono più grande è
appunto l'Eucaristia. Nel sacrificio eucaristico, infatti, si immola e si riceve
il nostro Salvatore, sempre vivo a intercedere per noi (Ebr. 7,
25), il cui Cuore fu aperto dalla lancia del soldato, e riversò sull'umano
genere il fiotto del suo Sangue prezioso, commisto ad acqua; in questo eccelso
sacramento, inoltre, che è vertice e centro degli altri Sacramenti, la
dolcezza spirituale è gustata nella sua stessa sorgente, e si ricorda
quell'insigne carità, che Cristo ha dimostrato nella sua passione (S.
TOMMASO D'AQUINO, Opusculum 57). Bisogna dunque che - per usare le parole
di san Giovanni Damasceno - ci accostiamo a lui con desiderio ardente...
affinché il fuoco del nostro desiderio, ricevendo come l'ardore della brace,
distrugga, bruciandoli, i nostri peccati e illumini i cuori, e in tal modo, nel
contatto abituale col fuoco divino, diventiamo ardenti pure noi e simili a Dio
(S. Giovanni Damasceno, De fide orthod., 4, 13: PG 94, 1150).
E siccome il Sacrosanto Concilio Ecumenico raccomanda grandemente i pii
esercizi del popolo cristiano... specialmente quando sono fatti per volontà
della Sede Apostolica (CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia
Sacrosanctum Concilium, n. 13), questa forma di devozione sembra doversi
sommamente inculcare: di fatto, come abbiamo sopra ricordato, essa consiste
essenzialmente nell'adorazione e nella riparazione, degnamente prestata al
Cristo, ed è fondata soprattutto nell'augusto mistero dell'Eucaristia, da cui,
come dalle altre azioni liturgiche, consegue quella santificazione degli
uomini in Cristo, e quella glorificazione di Dio, a cui tendono tutte le altre
opere della Chiesa, come al loro fine (CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra
Liturgia Sacrosanctum Concilium, n. 10). Roma, presso la basilica di San Pietro, il 6 febbraio dell'anno 1965, secondo del nostro pontificato. PAOLO PP. VI
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