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LETTERA APOSTOLICA
AMBULATE IN DILECTIONE
DEL SOMMO PONTEFICE PAOLO VI
NELLA QUALE SI OFFRE UNA
TESTIMONIANZA DI CARITÀ VERSO LA CHIESA DI COSTANTINOPOLI
PAOLO VI PAPA A PERPETUA MEMORIA
"Camminate nella carità,
nel modo che anche Cristo vi ha amato": queste parole esortative dell’Apostolo
delle genti (Ef 5,2) sono rivolte a noi, che dal nome del Salvatore ci
chiamiamo cristiani, e ci spronano, soprattutto in quest’epoca che incita
impetuosamente ad allargare i campi della carità; i nostri animi sono cioè
infiammati, per dono di Dio, dal desiderio di cercare con ogni mezzo di
comporre in unità coloro che sono stati chiamati a custodirla, in quanto
incorporati a Cristo. Noi stessi, che per disposizione della divina
Provvidenza teniamo la Cattedra di San Pietro, avendo accolto questo comando
del Signore, abbiamo già dichiarato più d’una volta di nutrire la fermissima
intenzione di cogliere ogni occasione utile ed opportuna ad adempiere questa
volontà del Redentore. Ripensiamo a quei deplorevoli avvenimenti nei quali,
dopo non poche controversie, nell’anno 1054 sorse un grave diverbio tra le
Chiese Romana e Costantinopolitana. Non a torto il Papa San Gregorio VII,
Nostro Predecessore, scrisse più tardi: "Quanto... la concordia fu prima
utile, altrettanto nocque che... la carità reciproca si fosse raffreddata" (Ep.
ad Michaëlem Const. imp., Reg. I, 18: ed. E. Caspar, p. 30). Si arrivò
persino al punto che i Legati Pontifici pronunziassero la sentenza di
scomunica contro Michele Cerulario, Patriarca di Costantinopoli, e due
personalità ecclesiastiche, e questi e il suo Sinodo facessero altrettanto
contro di loro. Ora però, cambiati i tempi e gli atteggiamenti, siamo pieni di
gioia perché il Nostro venerabile Fratello Atenagora I, Patriarca di
Costantinopoli, e il suo Sinodo sono del Nostro parere, che consiste nel
riunirci tra di noi nella carità, "dolce e salutare vincolo delle menti" (Cf.
S. AGOSTINO, Serm. 350, 3: PL 39, 1534). Desiderando perciò proseguire
ulteriormente sulla via dell’amore fraterno, che ci può condurre alla perfetta
unità, e rimuovere quello che ostacola ed impedisce, davanti ai Vescovi
adunati nel Concilio Ecumenico Vaticano II dichiariamo di mal tollerare quelle
parole e quei fatti, che non possono essere approvati, detti e perpetrati in
quel tempo. Di più, vogliamo eliminare dalla memoria della Chiesa la sentenza
di scomunica allora emanata e toglierla di mezzo, e la vogliamo sepolta
nell’oblio e cancellata. Siamo lieti che ci sia data l’occasione di compiere
quest’atto di fraterna carità qui a Roma, accanto al sepolcro dell’Apostolo
Pietro, nel medesimo giorno in cui avviene lo stesso a Costantinopoli, che è
chiamata Nuova Roma, e nel quale la Chiesa Occidentale e Orientale celebrano
con devoto ricordo Sant’Ambrogio, Vescovo e loro Dottore comune. Dio
clementissimo, autore della pace, accordi successo a questa reciproca buona
volontà e conceda che questa testimonianza pubblica di fraternità cristiana si
converta felicemente nella sua gloria ed a vantaggio delle anime.
Dato a Roma, presso San Pietro, con l’anello del Pescatore,
il 7 dicembre 1965, nella festa di Sant’Ambrogio, Vescovo, Confessore e
Dottore della Chiesa, anno III del Nostro Pontificato.
PAULUS PP. VI
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Editrice Vaticana
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