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LETTERA APOSTOLICA LUMEN ECCLESIAE
DEL SOMMO PONTEFICE
AL DILETTO FIGLIO
Diletto Figlio, salute ed Apostolica Benedizione. 1. Giustamente salutato col titolo di Luminare della Chiesa e del mondo intero, San Tommaso d’Aquino viene particolarmente celebrato quest’anno per il settimo centenario della sua morte, avvenuta nel cenobio di Fossanova il 7 marzo 1274, mentre per ordine del Nostro Predecessore, il B. Gregorio X, egli si recava al II Concilio Generale di Lione. Un nuovo fervore di ricerche, di pubblicazioni, di convegni si è acceso in questo centenario presso molte università e altri centri di studio, e specialmente in questa città di Roma, dove ad opera dell’ordine dei Frati Predicatori, di cui San Tommaso fu figlio, si è riunito quest’anno un imponente Congresso. Abbiamo ancora negli occhi lo spettacolo dell’Aula Magna della Pontificia Università, che si intitola a San Tommaso, gremita di illustri studiosi venuti da ogni parte del mondo, ai quali Noi abbiamo voluto portare una parola di incoraggiamento e di plauso per i loro lavori, e insieme di esaltazione del grande Dottore della Chiesa. Noi stessi, qualche tempo dopo, abbiamo creduto di poter segnalare «il ritorno di San Tommaso, in modo certo inaspettato, ma formidabile, a convalidare la saggia indicazione che il Supremo Magistero ha dato di lui come di guida autorevole e insostituibile degli studi filosofici e teologici» (1), perché per molti segni ci è apparso, ancora una volta, quanto vivo interesse suscita il suo pensiero, anche nel nostro tempo.
2. Ora vorremmo chiarire meglio quella Nostra espressione, mettendo in risalto
numerosi elementi che nella dottrina dell’Aquinate rivestono grande importanza
in ordine alla salvaguardia ed all’approfondimento della rivelazione divina; ciò
che ancora impone di raccomandarlo - come ha fatto e fa tuttora la Chiesa -
anche ai nostri contemporanei come maestro nell’arte del ben pensare, quale Noi
stessi lo abbiamo definito (2), e come una guida nell’accostamento dei problemi
filosofici e teologici e, potremmo aggiungere, nella stessa impostazione
generale del sapere scientifico. 3. Sappiamo che non tutti, oggi, condividono questo convincimento. Ma non Ci sfugge il fatto che, spesso, la diffidenza o l’avversione a San Tommaso dipendono da un superficiale e saltuario accostamento e, in alcuni casi, da una completa assenza diretta lettura e studio delle sue opere. Perciò anche Noi, come Pio XI, raccomandiamo a chiunque voglia formarsi una maturata coscienza circa la posizione da prendere in tale materia: Andate a Tommaso! (5) Cercate e leggete le opere di San Tommaso - vogliamo ripetere - non solo per trovare in quei ricchi tesori un sicuro nutrimento per lo spirito, ma anche, e prima ancora, per rendervi conto personalmente della incomparabile profondità, abbondanza e importanza della dottrina che vi è contenuta.
I. SAN TOMMASO NEL CONTESTO SOCIOCULTURALE E RELIGIOSO 4. Oltre alla conoscenza
diretta e completa dei testi, una valutazione esatta del valore permanente del
magistero di San Tommaso nella Chiesa e nel mondo del pensiero suppone una
considerazione del contesto storico-culturale in cui egli visse e svolse la sua
opera di maestro e di scrittore. 5. Dal punto di vista
sociopolitico sono note le vicende che cambiarono profondamente il volto
dell’Europa: la vittoria dei Comuni italiani sull’antica dominazione dell’impero
medioevale ormai avviato al tramonto; la promulgazione della Magna Charta
in Inghilterra; la confederazione anseatica delle libere città marinare e
commerciali del nord-Europa; il progressivo mutamento della monarchia francese,
lo sviluppo della economia delle città più industriose, come Firenze, e della
cultura nei grandi centri universitari, tra i quali la scuola teologica di
Parigi, quella giuridica di Bologna e quella medica di Salerno; la diffusione
delle scoperte scientifiche e delle elucubrazioni filosofiche degli arabi
spagnoli; i nuovi rapporti con l’Oriente conseguenti alle crociate. Proprio nel XIII secolo
comincia a profilarsi una tendenza spiccata verso l’autonomia dell’ordine
temporale nei confronti di quello sacro e spirituale, e quindi dello Stato nei
confronti della Chiesa; come, in quasi tutte le sfere della vita e della civiltà
umana, si risveglia la passione per i valori terreni e una nuova attenzione alla
realtà del mondo, con lo svincolo della ragione dalla egemonia della fede.
D’altra parte, nello stesso secolo con la diffusione degli Ordini Mendicanti, si
affermò in maniera crescente un vastissimo movimento di rinnovamento spirituale,
che, traendo ispirazione ed impulso dall’amore della povertà e dallo zelo
dell’evangelizzazione, fece sì che in seno al popolo cristiano si avvertisse più
intensamente la necessità di un ritorno al vero e genuino spirito del Vangelo.
6. Questa posizione s’inquadra nella teoria generale dei rapporti tra cultura e
religione, ragione e fede, delineata da Tommaso in relazione ai nuovi problemi
che si presentano e alle nuove esigenze che si affermano sul piano filosofico e
teologico in quella fase di evoluzione socioculturale.
7. Anche se è appena iniziale l’impiego del metodo sperimentale nella conoscenza
della natura e mancano gli strumenti per l’applicazione della scienza al
cambiamento e allo sfruttamento del creato, quali presagirà più tardi Ruggero
Bacone, tuttavia è ormai acquisito il valore della ragione nello studio della
realtà concreta e nella spiegazione del mondo.
8. Ma qui nasce il grave problema del nuovo modo di concepire il rapporto tra la
ragione e la fede e, su di un raggio più ampio – come abbiamo accennato - tra
tutto l’ordine delle realtà terrene e la sfera delle verità religiose e
specialmente del messaggio cristiano.
Senza dubbio, Tommaso possedette al massimo grado il coraggio della verità, la
libertà di spirito nell’affrontare i nuovi problemi, l’onestà intellettuale di
chi non ammette la contaminazione del Cristianesimo con la filosofia profana, ma
nemmeno il rifiuto aprioristico di questa. Perciò, egli passò alla storia del
pensiero cristiano come un pioniere sul nuovo cammino della filosofia e della
cultura universale. Il punto centrale e quasi il nocciolo della soluzione che
egli diede al problema del nuovo confronto tra la ragione e la fede con la
genialità del suo intuito profetico, è stato quello della conciliazione tra la
secolarità del mondo e la radicalità del Vangelo, sfuggendo così alla innaturale
tendenza negatrice del mondo e dei suoi valori, senza peraltro venir meno alle
supreme e inflessibili esigenze dell’ordine soprannaturale.
9. Si può dire che superando una certa fase di esagerato soprannaturalismo delle
scuole medioevali, e insieme resistendo al secolarismo che si diffondeva nelle
scuole europee mediante la versione naturalistica dell’aristotelismo, Tommaso
seppe mostrare - in sede di teoria della cultura e con la pratica attuazione del
suo lavoro scientifico - come si uniscano nel pensiero e nella vita l’assoluta
fedeltà alla Parola di Dio e la massima apertura al mondo e ai suoi valori, lo
slancio dell’innovazione e del progresso e la fondazione d’ogni costruzione
sul terreno solido della tradizione. 10. Un tale impegno nella ricerca della verità e nella piena dedizione al servizio di essa - impegno che S. Tommaso considerò una specifica missione di tutta la sua vita e che egregiamente assolse col suo insegnamento e coi suoi scritti - fa sì che egli possa essere, a buon diritto, chiamato «apostolo della verità» e proposto quale esempio a tutti coloro che hanno il compito di insegnare. Ma egli rifulge ai nostri occhi anche come una meravigliosa figura di dotto cristiano, il quale, per cogliere i nuovi fermenti e rispondere alle nuove esigenze della cultura che si evolve, non sente il bisogno di uscir fuori dalla via della fede, della tradizione, del Magistero che gli porta la ricchezza del passato e insieme il sigillo della verità divina, e, per essere fedele a questa verità, non ricusa le molteplici verità della ragione scoperte nel passato e nel presente, anche perché in esse, da chiunque siano proposte, egli scopre - come ricorda lo stesso Angelico - la provenienza dello Spirito Santo: Il vero, da chiunque sia detto, deriva dallo Spirito Santo, come da colui che infonde la luce naturale e muove alla comprensione e alla espressione della verità (16).
11. Piuttosto, la solida radicazione nella fede divina impedisce a Tommaso di
rendersi schiavo dei maestri umani, nuovi ed antichi, compreso Aristotele.
Certamente egli è aperto a tutti gli apporti di verità che gli provengono da
ogni fonte del pensiero: è il primo aspetto del suo universalismo. Ma è
altrettanto vero, e forse più originale della sua personalità, l’altro aspetto:
quello cioè della libertà sovrana con cui si è accostato a tutti senza rendersi
servi di nessuna affermazione di terrena autorità. Questa libertà e indipendenza
di spirito nel campo filosofico costituisce la sua vera grandezza di pensatore.
12. Anche San Tommaso, pur elevandosi con la sua acutissima speculazione alle
vette più alte della ragione, sapeva farsi piccolo dinanzi agli eccelsi e
ineffabili misteri della fede: e così si inginocchiava ai piedi del Crocifisso e
dell’altare per implorare la luce dell’intelligenza e la purezza del cuore, che
permettono di scrutare con occhi limpidi le grandi cose di Dio (23); riconosceva
di avere appreso la sua scienza ben più con la preghiera che con lo studio (24);
e conservava vivo il senso della divina trascendenza, tanto da stabilire come
premessa fondamentale della ricerca teologica il riconoscimento che in questa
vita tanto più perfettamente conosciamo Dio, quanto più capiamo che egli
sorpassa tutto quello che è compreso dall’intelletto (25). E questo
era non solo il principio-base di quel procedimento di ricerca che dà luogo alla
cosiddetta teologia «apofatica», ma anche l’espressione dell’umiltà della sua
intelligenza e del suo spirito di adorazione.
13. Nel compiere l’opera che segna come il culmine del pensiero cristiano
medioevale, San Tommaso non fu solo. Prima e dopo di lui molti altri illustri
dottori lavorarono allo stesso scopo: tra i quali sono da ricordare San
Bonaventura - del quale pure si celebra il settimo secolo della morte, avvenuta
nello stesso anno di San Tommaso – e Sant’Alberto Magno, Alessandro d’Hales,
Duns Scoto. Ma senza dubbio San Tommaso, per disposizione della divina
Provvidenza, raggiunse il vertice di tutta la teologia e la filosofia
«scolastica», come si suole chiamarla, e fissò nella Chiesa il cardine centrale
intorno al quale allora e in seguito si è potuto svolgere il pensiero cristiano
con sicuro progresso.
II. I VALORI PERMANENTI DELLA DOTTRINA E DEL METODO
DI SAN TOMMASO 14. Oltre il contesto
storico-culturale in cui visse San Tommaso, la sua figura emerge per collocarsi
su un piano di ordine dottrinale, il quale trascende i periodi storici che si
succedono dal secolo XIII al nostro tempo. La Chiesa in questi secoli ha
riconosciuto il valore permanente della dottrina di San Tommaso, particolarmente
in alcuni momenti salienti, come durante i concili di Firenze, di Trento e il
Vaticano I (27), nella codificazione del Diritto Canonico (28), e nel Concilio
Vaticano II, come ancora ricorderemo.
15. Per riassumere in breve, qui, le ragioni a cui abbiamo accennato,
ricorderemo anzitutto il realismo gnoseologico e ontologico che è 1a prima
caratteristica fondamentale della filosofia di San Tommaso.
16. A rendere possibili tale filosofia e teologia è senza dubbio il
riconoscimento della capacità conoscitiva dell’intelletto umano fondamentalmente
sano e dotato di un certo gusto dell’essere, col quale tende a prendere contatto
in ogni grande o piccola scoperta della realtà essenziale, per assimilarne tutto
il contenuto e salire alla considerazione delle ragioni e cause supreme, che ne
danno la definitiva spiegazione.
E, per salire, poi, alla sfera della verità divina, la concezione di Dio come
Essere sussistente di cui la rivelazione fa conoscere la misteriosa vita ad
intra, la deduzione degli attributi divini, la difesa della
trascendenza divina contro ogni forma di panteismo, la dottrina della creazione
e della provvidenza con cui San Tommaso, superando le immagini e le penombre del
linguaggio antropomorfico, compie, con l’equilibrio e lo spirito di fede che gli
sono propri, un’opera che oggi si vorrebbe forse dire di «demitizzazione», ma
che basterà definire come una penetrazione razionale, guidata, sorretta e spinta
dalla fede, del contenuto essenziale della rivelazione cristiana. 17. Altro motivo della validità permanente del pensiero di San Tommaso è ancora offerto dal fatto che egli proprio per l’universalità e trascendenza delle ragioni supreme poste al centro della sua filosofia dell’essere - e della sua teologia - l’Essere divino - non ha preteso di costituire un sistema di pensiero chiuso in se stesso, ma al contrario ha elaborato una dottrina suscettibile di un continuo arricchimento e progresso. Ciò che egli stesso ha compiuto accogliendo gli apporti delle filosofie antiche e medioevali e quelli assai rari della scienza antica, è sempre ripetibile, per rapporto ad ogni dato veramente valido espresso sia dalla filosofia sia dalla scienza anche più avanzata, come comprova l’esperienza dei molti che proprio nella dottrina di San Tommaso hanno trovato i migliori punti d’innesto di molti risultati particolari della riflessione filosofica e scientifica in un contesto di valore universale.
18. A questo proposito vogliamo ripetere che la Chiesa, mentre non esita ad
ammettere taluni limiti della dottrina di San Tommaso, specialmente dove questa
è più legata alle concezioni cosmologiche e biologiche medioevali, avverte pure
che non tutte le teorie filosofiche e scientifiche possono ugualmente pretendere
di trovar posto nell’ambito della visione cristiana del mondo o addirittura di
essere considerate pienamente cristiane. In realtà, nemmeno gli antichi
filosofi, tra i quali Aristotele, il suo preferito, sono stati promossi in
questo senso o accolti integralmente e acriticamente da San Tommaso. Egli ha
seguito nei loro confronti dei criteri che sono validi anche per giudicare
l’accettabilità cristiana del pensiero filosofico-scientifico moderno.
19. Il metodo seguito da San Tommaso in questo lavoro di confronto e di
assimilazione è esemplare anche per gli studiosi del nostro tempo. Si sa infatti
che egli apriva con tutti i pensatori del passato e del suo tempo - cristiani e
non cristiani - una specie di dialogo dell’intelligenza. Egli ne studiava le
sentenze, le opinioni, i dubbi, le obiezioni, e cercava di capirne l’intima
radice ideologica, e non di rado il condizionamento socioculturale. Poi ne
esponeva il pensiero, specialmente nelle «Quaestiones» e nelle «Summae». Non si
trattava solo di un elenco di difficoltà da risolvere e di obiezioni da
confutare, ma di una impostazione dialettica del procedimento, che lo spingeva
alla ricerca e alla elaborazione di tesi sicure sui punti, che erano oggetto di
riflessione e di discussione. A volte il confronto era serenamente e nobilmente
polemico, come quando si trattava di difendere una verità impugnata: «contra
errores», «contra gentes», «contra impugnantes», ecc.; ma, in ogni caso, egli
apriva un dialogo, che avveniva nella piena e generosa disponibilità dello
spirito a riconoscere e ad accogliere la verità da chiunque fosse detta, e che
anzi spingeva San Tommaso, in non pochi casi, a dare una interpretazione benigna
di sentenze, che nel dibattito risultavano erronee.
20. Vogliamo infine segnalare un ultimo pregio, che conferisce non poco alla
validità perenne della dottrina di San Tommaso: ed è la qualità del linguaggio
limpido, sobrio, essenziale, che egli riuscì a forgiarsi nell’esercizio
dell’insegnamento, nella discussione e nella composizione delle sue opere. Basti
ripetere, a questo proposito, ciò che si legge nell’antica liturgia domenicana
della festa dell’Aquinate: Stilus brevis, grata facundia: celsa,
firma, clara sententia («Uno stile conciso, un’esposizione piacevole, un
pensiero profondo, limpido, robusto») (32). III. L’ESEMPIO DI SAN TOMMASO PER LA NOSTRA ETÀ 21. >Nel settimo
centenario della morte di San Tommaso, vogliamo richiamare ciò che la Chiesa
pensa della sua funzione nell’orientamento degli studi teologici e filosofici.
Si vedrà così perché la Chiesa ha voluto che l’Aquinate fosse riconosciuto e
seguito in questi settori come «Dottore Comune» dalle scuole cattoliche.
22. La Chiesa, in tal modo, ha inteso riconoscere nella dottrina di San Tommaso,
l’espressione particolarmente elevata, completa e fedele sia del suo magistero,
sia del «sensus fidei» dell’intero popolo di Dio, quali felicemente si erano
manifestati in un uomo fornito di tutte le doti necessarie e in un momento
storico particolarmente propizio.
23. Ora, essendo lungo elencare tutte le attestazioni della grande
venerazione della Chiesa e dei Pontefici per San Tommaso, qui ricorderemo solo
che verso la fine del secolo scorso - proprio quando più evidenti erano ormai le
conseguenze della rottura dell’equilibrio tra ragione e fede - di nuovo fu da
essi proposto il suo esempio e il suo magistero come fattori positivi per
l’unità tra la fede religiosa, la cultura, la vita civile, da attuare sia pure
in modi nuovi e rispondenti ai nuovi tempi. 24. Lo stesso Concilio Vaticano II due volte ha raccomandato San Tommaso alle scuole cattoliche. Trattando, infatti, della formazione sacerdotale ha affermato: Per illustrare quanto più possibile i misteri della salvezza, gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne il nesso per mezzo della speculazione, avendo San Tommaso per maestro (41). Lo stesso Concilio Ecumenico nella Dichiarazione sull’educazione cristiana, mentre esorta le scuole di grado superiore ad aver cura che, indagando accuratamente le nuove questioni poste dall’età che si evolve, si colga più chiaramente come fede e ragione si incontrino nell’unica verità, subito afferma che a questo fine è necessario seguire le orme dei Dottori della Chiesa, specialmente di San Tommaso (42). È, così, la prima volta che un Concilio Ecumenico raccomanda un teologo, e questi è San Tommaso. Quanto a Noi, basti ricordare, tra l’altro, quel che un giorno affermammo: Coloro, ai quali è stato affidato il compito di insegnare . ..~ ascoltino con reverenza la voce dei Dottori della Chiesa, tra i quali occupa un posto eminente San Tommaso; così grande è infatti la forza dell’ingegno del Dottore Angelico, il suo sincero amore della verità, la sapienza nell’indagare le altissime Verità, nell’illustrarle e nel collegarle in profonda coerenza, che la sua dottrina è uno strumento efficacissimo, non soltanto per porre al sicuro i fondamenti della Fede, ma anche per ricavarne in modo utile e sicuro frutti di sano progresso (43).
25. Ci si chiede, ora, se San Tommaso d’Aquino, il quale – come abbiamo esposto
- ha lasciato la propria impronta nei secoli, abbia ancora qualcosa da offrire
al nostro tempo. Molti uomini di oggi, più apertamente che nel passato, o negano
o dubitano che il messaggio evangelico li possa riguardare. Né soltanto i non
cristiani si pongono tale problema. Esso sfiora anche il pensiero di un certo
numero di cattolici, i quali confrontano le proprie credenze con l’odierna
civiltà e con ciò che costituisce quasi la sostanza della loro cultura profana.
Consapevole di questa evoluzione, il recente Concilio Ecumenico di proposito ha
approfondito con un’ottica tutta nuova la sua riflessione sulla Chiesa, intenta
all’esame di se stessa, in un mondo di cui tanto potentemente percepiva la
novità. È lecito per questo affermare che San Tommaso va classificato tra coloro
che, lungi dal favorire la fede e la propagazione della verità cristiana, la
ostacolano?
26. Non si pensi, come troppo spesso accade, che la dottrina scolastica
sia facilmente accessibile, così come lo fu nel corso dei secoli.
27. Un secondo dovere spetta a coloro che al nostro tempo vogliono essere
seguaci di San Tommaso: è necessario, cioè, considerare attentamente ciò che
propriamente oggi interessa quanti si sforzano di acquisire una migliore
intelligenza della fede, senza di che essa non potrebbe scuotere e interessare
gli spiriti. Infatti, se non si penetra bene il pensiero contemporaneo, non si
può distinguere, né tanto meno esporre, - mettendone in rilievo con un
appropriato confronto le diversità e le affinità - l’uno o l’altro argomento,
cui ci si accosta, e che la teologia illumina profondamente. 28. A queste due esortazioni ne aggiungiamo una terza: la necessità, cioè, di ricercare, come in un perenne dialogo, una vitale comunione con lo stesso San Tommaso. Egli, infatti, si presenta per la nostra età, quale maestro di una via efficacissima di pensiero, nel penetrare direttamente la radice di ciò che è essenziale, nell’accogliere con animo umile e ben disposto la verità, da qualunque parte essa provenga; dando così un singolare esempio del modo con cui tra loro devono corrispondere i tesori e le supreme esigenze della mente umana con le profonde realtà contenute nella parola di Dio. Egli, ancora, ci insegna ad essere intelligenti nella fede, ad esserlo pienamente e coraggiosamente. In tal modo si verifica un ulteriore avanzamento della ragione, poiché l’intelligenza, mettendosi a servizio di tutti coloro, grandi o piccoli, di cui il teologo è fratello per la fede ne ricava - per la sua qualità spirituale e per la gloria che ne viene a Dio - onore per onore, luce per luce. 29. Come abbiamo sopra spiegato, per essere oggi un fedele discepolo di San Tommaso, non basta voler fare, nel nostro tempo e con i mezzi oggi a disposizione, ciò che egli fece nel suo. Contentarsi di imitarlo, camminando come su una via parallela, senza nulla attingere da lui, difficilmente si potrebbe arrivare a un risultato positivo o, per lo meno, offrire alla Chiesa ed al mondo quel contributo di sapienza, di cui hanno bisogno. Non si può, infatti, parlare di fedeltà vera e feconda, se non si accolgono, quasi dalle stesse sue mani, i suoi principii, che sono altrettanti fari per illuminare i più importanti problemi della filosofia e per meglio intendere la fede in questi nostri tempi; e del pari, le nozioni fondamentali del suo sistema e le sue idee-forza. Solo così il pensiero del Dottore Angelico, messo a confronto con i sempre nuovi apporti delle scienze profane, conoscerà - per una sorta di reciproca osmosi – nuovo rigoglioso sviluppo vitale. Come recentemente ha scritto un’insigne teologo, membro del Sacro Collegio: Il miglior modo per onorare San Tommaso è di penetrarci incessantemente della verità che egli ha voluto servire, e, per quanto è possibile, di metterne in rilievo la capacità, di accogliere le scoperte che, con il progresso dei tempi, l’ingegno umano sa realizzare (44).
30. Tutto questo è quanto San Tommaso ha fatto di meraviglioso e che noi abbiamo
pensato di dover ricordare in questa ricorrenza centenaria, nella certa speranza
che possa giovare molto alla Chiesa. Non vogliamo, però, concludere questa
Lettera senza richiamare anche alla mente che il santo Dottore - secondo la
narrazione che ne fa il suo primo biografo - non solo con la chiarezza della
sua dottrina attrasse più discepoli degli altri all’amore della scienza (45)
- ma lasciò inoltre un esempio stupendo di santità, degno di essere imitato dai
contemporanei e dai posteri. Basti riferire le parole famose, che egli pronunciò
nel momento in cui si concludeva il suo breve pellegrinaggio terreno, e che
appaiono come il coronamento degnissimo della sua vita: Ricevo Te, prezzo
della redenzione dell’anima mia, ricevo Te, viatico del mio pellegrinaggio, per
il cui amore ho studiato, vegliato, e lavorato. Ti ho predicato ed insegnato; ma
non ho mai detto nulla contro di Te. E se per caso l’avessi detto, l’ho fatto in
buona fede, né sono attaccato al mio giudizio. Che se avessi detto qualche cosa
di meno retto su questo e gli altri Sacramenti, ne affido completamente la
correzione alla Santa Chiesa Romana, nella cui obbedienza ora passo da questa
vita (46).
Dato a Roma, presso San Pietro, il 20 novembre dell’anno 1974, dodicesimo del
nostro Pontificato. PAULUS PP. VI
(1) Discorso al Comitato promotore dell’«Index Thomisticus» : L’Osservatore Romano, 20-21 maggio 1974
(2) Allocuzione al Congresso su «San Tommaso d’Aquino nel VII Centenario della morte»: cfr. L’Osservatore Romano, 22-23 aprile 1974
(3) PIO PP. XI, Encicl. Studiorum Ducem: AAS 15, 1923, p. 314. Cfr. J. J. BERTHIER, Sanctus Thomas Aquinas «Dottor Communis» Ecclesiae, Romae 1914, p. 177 SS.; J. KOCK, Philosophische und theologische Irrtumlisten voz 1270-1239: Mélanges Mandonnet, Paris 1930, t. II, p. 328, n. 2; J. RAMIREZ, De auctoritate doctrinali S. Thomae Aquinatis, Salmanticae 1952, pp. 35.107
(4) Cfr. M. CORDOVANI, San Tommaso nella parola di S. S. Pio XI: Angelicum VI, 1929, p. 10
(5) Encicl. Studiorum Ducem: AAS 15, 1923, p. 323
(6) Cfr. Summa Theologiae, I-IIæ, q. 21, a. 4, ad 3: Ed Leonina, VI, p. 167
(7) Breve Ad Deum per rerum naturae: AAS 34, 1942, pp. 89-91
(8) Cfr. M. D. CHENU, Introduction à l’étude de Saint Thomas d’Aquin, Paris 1950, p. 183 ss.
(9) Cfr. Summa Theologiae, I, q. 1, a. 8, ad 2: Ed. Leonina, IV, p. 22
(10) Cfr. Summa Theologiae, I-IIæ, q. 94, a. 2: Ed. Leonina, VII, pp. 169-170
(11) Cfr. Summa Theologiae, II-IIæ, q. 24, a. 3, ad 2: Ed. Leonina, VIII, p. 176
(12) Cfr. Summa Theologiae, II-IIæ, q. 1, a. 10, ad 3: Ed. Leonina, VIII, p. 24
(13) Cfr. Summa Theologiae, ibidem, a. 10: 1. c.; Luc. 22, 32 ivi citato
(14) Cfr. Summa Theologiae, II-IIæ, q, 1, a. 10: Ed. Leonina,
VIII, pp. 23-24
(15) Cfr. Vita S. Thomae Aquinatis, auctore GUILLELMO DE Tocco, cap. XIV: Fontes vitae S. Thomas Aquinatis, ed. D. Prümmer O.P., fasc. II, Saint-Maximin (Var) 1929, p. 81
(16) Summa Theologiae, I-IIæ, 9. 109, a. 1, ad 1: Ed. Leonina, VII, p. 290
(17) Expositio super librum Boethii de Trinitate, 4. 2, a. 3 ad 8: ree. B. Decker, Leiden 1955, p. 97. Cfr. Summa Theologiae, I, q. 1, a. 8, ad 2: Argumentum ab auctoritate fidei est firmissimum, sed ab auctoritate humana est debilissimum (Ed. Leonina, IV, p. 22). Altro testo da cui risulta l’atteggiamento non servile né puramente storicistico o eclettico, ma sanamente critico di S. Tommaso in filosofia: Studium philosophiae non est ad hoc quad sciatur quid homines senserint, sed qualiter se habeat veritas rerum: In librum Aristotelis de coelo et mundo commentarium, I, lect. XXII: ed. Parmensis, t. XIX, 1865, p. 58. Cfr. Tractatus de spiritualibus creaturis, a. 10, ad 8: ed. L. W. Keeler, Romae 1938, pp. 131-133
(18) Cfr. E. GILSON, L’esprit de la philosophie médiévale, Gifford Lectures, Paris 1932, I, p. 42; Le Thomisme. Introduction à la philosophie de Saint Thomas d’Aquin, Paris 1965, 6ª ed., passim. Cfr. anche F. VAN STEENBERGHEN, Le mouvement doctrinal du XIe au XIVe siècle: FLICHE-MARTIN, Histoire de l’Eglise, vol. XIII, p. 270
(19) Cfr. In XII Libros Metaphisicorum Aristotelis Expositio, II, lect. I: ed. Taurinensis, 1950, n. 287, p. 82
(21) Cfr. Summa contra gentiles, L. III, c. 48: Ed. Leonina, XIV, pp. 131-132
(22) Cfr. In Symbolum Apostolorum Expositio, a. 1: Ed. Parmensis, t. XVI, 1865, p. 35: Nullus philosophorum ante adventum Christi cum toto conatu suo potuti tantum scire de Deo et de necessariis ad vitam aeternam, quantum post adventum Christi scit vetula per fidem
(23) Cfr. Summa Theologiae, II-IIæ, q. 8, a. 7: Ed. Leonina, VIII. p. 72; Vita S. Thomae Aquinatis auctore GUILLELMO DE TOCCO, capp. XXVIII, XXX, XXXIV: Fontes vitae S. Thomae Aquinatis, ed. cit., pp. 102-103, 104-105, 108
(24) Vitae S. Thomae Aquinatis auctore GUILLELMO DE TOCCO, cap. XXX1: ed. cit., pp. 105-106; cfr. J. PIEPER, Einführung zu Thomas von Aquin, München 1958, p. 172 ss.
(25) Summa Theologiae, II-IIæ, 4. 8, a. 7: Ed. Leonina, VIII, p. 72
(26) Cfr. J. PIEPER, op. cit., p. 69 ss.
(27) Cfr. LEONE PP. XIII, Encicl. Aeterni Patris: Leonis XIII Pont. Max. Atta, I, Romae 1881, pp. 255-284
(28) Codex Iuris Canonici, can. 1366, par. 2. cfr. can. 589, par. 1
(29) Cfr. Quaestiones Disputatae De Veritate, q. 1, a. 1: Ed. Leonina, XXII, vol. I, fasc. 2, p. 5
(30) Discorsi di Pio XI, vol. I, Torino 1960, pp. 668-669
(31) Encicl. Aeterni Patris: Leonis XIII Pont. Max. Atta, I, Romae 1881, p. 274
(32) In festo S. Thomae Aquinatis, II Noct., IV Resp.; cfr. P. PIEPER, op. cit., pp. 116
(33) Encicl. Studiorum Ducem: AAS 15, 1923, p. 324. Da notare ciò che S. Tommaso scriveva a proposito del rapporto tra i Dottori della Chiesa (e teologi) e il Magistero; Ipsa doctrina Catholicorum Doctorum ab Ecclesiae auctoritatem habet: unde magis standum est auctoritati Ecclesiae quam auctoritati vel Augustini vel Hieronyni vel cuiuscumque Doctoris: Summa Theologiae, II-IIæ, q. 10, a. 12: Ed Leonina, VIII, p. 94
(34) PIO PP. XII, Encicl. Humani Generis: AAS 42, 1950, p. 537
(35) Cfr. LEONE PP. XIII, Encicl. Aeterni Patris 1. c., ibidem.
(36) Cfr. PIO PP. XII, Discorso agli alunni dei Seminari dei Collegi e degli Istituti del clero secolare e regolare di Roma, 24 giugno 1939: AAS 31, 1939, p. 247
(37) Cfr. BENEDETTO PP. XV, Epist. Encicl. Fausto appetente die: AAS 13, 1921, p. 332
(38) Cfr. PIO PP. XII, Discorso per il quarto centenario della fondazione della Pontificia Università Gregoriana, 17 ottobre 1953: AAS 45, 1953, pp. 685-686
(39) Cfr. PIO PP. XII, Encicl. Humani Generis: AAS 42, 1950, p. 573
(40) Codex Iuris Canonici, can. 1366, par. 2
(41) Optatam totius, 16; AAS 58, 1966, p. 723
(42) Cfr. Dichiarazione sulla educazione cristiana Gravissimum Educationis, n. 10: AAS 58, 1966, p. 737
(43) Discorso ai Superiori, ai Professori e agli Alunni della Pontificia Università Gregoriana, 12 marzo 1964: AAS 56, 1964, p. 365
(44) CHARLES Card. JOURNET, Actualité de saint Thomas, Prefaz., Paris-Bruxelles 1973
(45) Vita S. Thomae Aquinatis auctore GUILLELMO DE TOCCO, cap. XIV: ed. cit., . 81
(46) In Ibid., cap. LVIII: ed. cit., p. 132
(47) Cfr. Discorsi di Pio XI, Torino 1960, vol. I p. 783
(48) Breve Cum hoc sit de Sancta Thoma Aquinate Patrono coelesti studiorum optimorum cooptando: Leonis XIII Pont. Max. Atta, II, Romae 1882, pp. 108-113
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